L’ammortamento dei beni temporaneamente non operativi

Le immobilizzazioni materiali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo, devono essere sistematicamente ammortizzate in ogni esercizio in relazione con la loro residua possibilità di utilizzazione. Cosa succede però se il bene strumentale per un determinato lasso temporale non può essere utilizzato nell’ambito dell’attività dell’impresa?

Bilancio e contabilitàLe immobilizzazioni materiali: aspetti generali

Le immobilizzazioni materiali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo, devono essere sistematicamente ammortizzate in ogni esercizio in relazione con la loro residua possibilità di utilizzazione.

Gli ammortamenti così calcolati devono essere iscritti nel conto economico alla voce B.10.b. (“ammortamento delle immobilizzazioni materiali”).

L’ammortamento, tecnica contabile che consente di ripartire su più esercizi il costo dei beni dell’impresa ad utilizzo durevole, trova la propria disciplina fiscale in primo luogo nell’art. 102 del TUIR, ai sensi del quale:

  • le quote di ammortamento dei beni materiali strumentali sono deducibili a partire dall’esercizio di entrata in funzione del bene (art. 102, comma 1);
  • la deduzione degli ammortamenti è ammessa in misura non superiore a quella risultante dall’applicazione dei coefficienti stabiliti con D.M., ridotti alla metà per il primo esercizio (art. 102, comma 2);
  • se vengono eliminati dal processo produttivo dei beni non ancora completamente ammortizzati, il costo residuo è ammesso in deduzione (art. 102, comma 4).

Cosa succede però se il bene strumentale per un determinato lasso temporale non può essere utilizzato nell’ambito dell’attività dell’impresa?

Il caso esaminato dalla Cassazione

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 9252 del 3.4.2019) ha preso in esame il caso in cui il processo di ammortamento in corso riguardi un bene materiale strumentale (nel caso specifico, un impianto di compostaggio di rifiuti) temporaneamente inutilizzato e inutilizzabile (perché sottoposto a sequestro).

Nel confermare che anche in tale ipotesi l’ammortamento prosegue, la Cassazione ha osservato che:

  • il documento OIC 16 stabilisce che “il costo delle immobilizzazioni materiali, la cui utilizzazione è limitata nel tempo, deve essere sistematicamente ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la loro residua possibilità di utilizzazione” e “l’ammortamento è calcolato anche sui cespiti temporaneamente non utilizzati”;
  • la determinazione della base imponibile delle società di capitali, di regola, è ispirata al principio di derivazione dal bilancio (art. 83 TUIR), redatto in conformità al codice civile e ai principi contabili nazionali;
  • l’art. 102 del TUIR non prevede l’interruzione dell’ammortamento a causa della sospensione temporanea dell’attività produttiva.

Nel caso esaminato dalla Cassazione, una società aveva dedotto, negli anni 2006 e 2007, le quote di ammortamento di un impianto di compostaggio di rifiuti che in tali annualità era rimasto inattivo perché sottoposto a sequestro.

La CTR aveva negato la deducibilità delle quote di ammortamento, facendo riferimento all’art. 102 comma 1 del TUIR, ai sensi del quale “le quote di ammortamento del costo dei beni materiali strumentali per l’esercizio dell’impresa sono deducibili a partire dall’esercizio di entrata in funzione del bene”.

In conseguenza di tale principio, ravvisandosi un nesso imprescindibile tra il diritto alla deduzione dell’ammortamento e l’effettivo utilizzo del bene, la sua mancata utilizzazione non ne consentirebbe la deducibilità.

Il principio di inerenza

Seguendo la testuale formulazione del quinto comma dell’attuale art. 109 del TUIR, il principio di inerenza – caposaldo del sistema per la determinazione del reddito di impresa sulla base dei risultati del bilancio (principio di derivazione) – comporta che “le spese e gli altri componenti negativi diversi dagli interessi passivi, tranne gli oneri fiscali, contributivi e di utilità sociale, sono deducibili se e nella misura in cui si riferiscono ad attività o beni da cui derivano ricavi o altri proventi che concorrono a formare il reddito o che non vi concorrono in quanto esclusi”.

Un’interpretazione ampliativa dell’inerenza, secondo la quale il principio deve intendersi riferito all’intera…

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