Operazioni soggette a reverse charge interno e fatturazione elettronica

Operazioni soggette a reverse charge interno e fatturazione elettronicaUno dei problemi che gli operatori dovranno affrontare durante il procedimento di emissione delle fatture elettroniche, quale adempimento avente decorrenza dal 1° gennaio dell’anno prossimo, riguarda gli obblighi relativi alle operazioni soggette a reverse charge. Il tema è stato affrontato dall’Agenzia delle entrate nel corso dell’incontro organizzato da Il Sole 24 Ore il 12 novembre scorso.

Preliminarmente deve essere osservato come la disciplina del D.P.R. n. 633/1972 preveda diverse tipologie di inversione contabile anche a seconda delle finalità che il legislatore ha inteso perseguire. Ad esempio gli acquisti intracomunitari rendono obbligatoria per l’acquirente l’integrazione della fattura ricevuta con l’indicazione della base imponibile, l’aliquota e l’Iva. In tal caso, il legislatore ha previsto tale modalità di assolvimento dell’Iva per evitare che il soggetto cedente, non stabilito in Italia, fosse obbligato ad ottenere l’identificazione diretta o a nominare un rappresentante fiscale, per assolvere il tributo in Italia. Invece, a seguito della diversa scelta del legislatore, l’acquirente stabilito in Italia assolverà il tributo nel territorio dello Stato con l’applicazione dell’inversione contabile.

La medesima soluzione riguarda le prestazioni di servizi intracomunitarie poste in essere da un soggetto comunitario nei confronti di un soggetto passivo stabilito in Italia. Ad esempio se un avvocato francese, effettua una consulenza contrattuale nei confronti di un’impresa italiana, sarà necessario integrare la fattura ricevuta. Analogamente se la prestazione professionale di consulenza è resa da un soggetto extra UE nei confronti di un’impresa stabilita nel territorio dello Stato, l’impresa italiana dovrà emettere un’autofattura per rendere possibile l’assolvimento del tributo in Italia.

Tutti questi casi sono riconducibili, secondo l’Agenzia delle entrate, nell’ambito delle operazioni soggette a reverse charge esterno. Si tratta, come ricordato, degli acquisti intracomunitari, dei servizi comunitari ed extracomunitari, per le operazioni poste in essere da soggetti non residenti. Trattandosi di operazioni ricevute da soggetti non residenti, né stabiliti nel territorio dello Stato, il documento sarà emesso esclusivamente in formato cartaceo.

Il soggetto acquirente/committente stabilito nel territorio dello Stato risulterà così obbligato a comunicare all’Agenzia delle entrate i dati relativi alle predette prestazioni provenienti dall’estero.

Il contribuente stabilito in Italia dovrà effettuare la predetta comunicazione ai sensi dell’art. 1, comma 3 – bis del D.Lgs n. 127/2015. Tale adempimento risulta poi concretamente disciplinato dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 aprile 2018 che contiene, tra l’altro, le regole tecniche di emissione della fattura elettronica nei confronti di privati.

L’obbligo di emissione della fattura in formato elettronico è previsto, invece, per le operazioni in reverse charge interno”, cioè quando il cedente/prestatore e il cessionario/committente sono entrambi soggetti stabiliti nel territorio dello Stato. Questa tipologia di inversione contabile, diversamente dalle operazioni provenienti dall’estero, assolve ad una diversa finalità. In particolare, tale meccanismo intende impedire possibili comportamenti fraudolenti ai fini Iva.

Per tale ragione il legislatore ha “potenziato” sempre di più, nel corso del tempo, il ricorso a questa specifica modalità di assolvimento dell’imposta anti frode. Ad esempio le prestazioni di servizi di pulizia sono soggette all’inversione contabile se il soggetto committente è in possesso della soggettività passiva ai fini Iva. Lo stesso dicasi per le prestazioni di installazione o manutenzione di impianti o di completamento di edifici.

L’inversione troverà applicazione anche nelle ipotesi di cui all’art. 10, comma 1, nn.  – 8 –…

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