Le fatture elettroniche per le operazioni "fuori campo IVA": la data certa

Le fatture elettroniche per le operazioni "fuori campo IVA": la data certaL’obbligo di emissione della fattura elettronica dal 1° gennaio 2019 rende necessaria la revisione dei processi organizzativi degli studi professionali. Sarà necessario comprendere come il Sistema di Interscambio sarà in grado di reggere “l’onda d’urto” che, a partire dal nuovo anno, vedrà transitare milioni di documenti in formato digitale con la necessità di recapitarli ai destinatari.

Ogni fattura sarà “tracciata” e la circostanza consentirà di attribuire data certa a tutti i documenti. Questa caratteristica del sistema potrebbe in alcuni casi tornare utile ai contribuenti interessati a fornire la prova al Fisco che una determinata operazione è stata posta in essere in un particolare momento. 

In alcuni casi potrebbe essere difficile fornire all’Agenzia delle entrate la prova relativa al momento in cui una determinata operazione è stata effettuata e sotto questo profilo il Sistema di Interscambio potrebbe essere particolarmente utile.

Una delle FAQ pubblicate sul sito dell’Agenzia delle entrate chiarisce espressamente che possono essere generate in formato digitale anche le fatture elettroniche relative ad operazioni fuori campo Iva. L’esempio ha come oggetto le operazioni c.d. “monofase” di cui all’art. 74 del D.P.R. n. 633/1972.  In tale ipotesi il soggetto cedente non è obbligato all’emissione della fattura trattandosi di operazioni fuori campo di applicazione dell’Iva.

La norma non è stata modificata, ma in base alle specifiche tecniche del provvedimento del direttore dell’Agenzia delle entrate del 30 aprile scorso è possibile gestire l’emissione e la ricezione tramite il SdI anche di fatture elettroniche “fuori campo Iva” utilizzando, anche in questo caso, il formato XML.

Si consideri il caso in cui un imprenditore agricolo abbia acquistato un terreno edificabile da un privato e quindi senza applicazione dell’Iva. L’imprenditore agricolo intende ora vendere il terreno in quanto non più utilizzabile nell’ambito dell’impresa agricola esercitata. Trattandosi di un bene in precedenza utilizzato nell’ambito della predetta attività la cessione sarà imponibile agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto e l’aliquota applicabile sarà pari al 22 per cento.

L’imprenditore agricolo potrebbe però effettuare una scelta diversa. Potrebbe ad esempio non mettere subito in vendita il terreno trasferendolo nella sua sfera personale in attesa della vendita. In tale ipotesi dovrebbe essere preventivamente realizzato il passaggio dall’attività agricola alla sfera personale con un’operazione di autoconsumo. L’operazione è in tale ipotesi fuori campo Iva ai sensi dell’art. 2, n. 5 del D.P.R. n. 633/1972, trattandosi di un’operazione di autoconsumo di un bene la cui Iva non è stata considerata in detrazione all’atto dell’acquisto.

La successiva cessione sarà invece soggetta all’imposta di registro trattandosi del trasferimento di un bene non più utilizzato nell’esercizio dell’attività agricola, ma oramai facente parte della sfera personale del cedente.

Si pone però il problema di come dimostrare al Fisco che il bene terreno sia effettivamente passato prima nella sfera personale e successivamente sia stato ceduto a titolo privato. Attualmente non è facile fornire tale dimostrazione.

L’imprenditore agricolo può effettuare un’autofattura che in realtà non è un documento particolarmente idoneo allo scopo, sia perché tecnicamente non si tratterebbe di una fattura, ma semplicemente di una nota effettuata in considerazione della natura di operazione fuori campo Iva nel passaggio del bene dall’una all’altra sfera personale, sia a causa della mancanza della data certa dell’operazione.

Dall’anno prossimo, invece, in un sistema completamente digitale, il contribuente potrà emettere l’autofattura in formato elettronico a nulla rilevando che l’operazione non sarà soggetta ad Iva. Le indicazioni fornite in questo…

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