Lo scarto della fattura e le conseguenti sanzioni

scarto della fattura e le conseguenti sanzioniL’Agenzia delle Entrate con la circolare 13/2018 ha fornito le procedure da seguire per le ipotesi di fattura trasmessa e poi scartata. Tuttavia l’Ae non ha precisato quali possano essere le sanzioni irrogabili in tali ipotesi.

La fattura ritrasmessa entro 5 giorni si considera tempestivamente emessa alla data della emissione della fattura originaria. Oltre tale termine la fattura trasmessa in sostituzione non sana la violazione della tardiva emissione della fattura originaria scartata.

Il provvedimento dell’AE 89757 del 30 aprile 2018 al paragrafo 2 precisa che, le fatture trasmesse sono oggetto di metodici controlli volti a verificare la corretta compilazione formale della fattura con particolare riferimento ai dati obbligatori previsti dal comma 2 dell’art. 21 del DPR 633/1972 e ai dati richiesti dalle specifiche tecniche allegate allo stesso provvedimento (il codice destinatario per esempio).

Se la fattura, per effetto dei suddetti controlli è scartata, si considera non emessa.

Le procedure di controllo richiedono un tempo compreso tra pochi minuti e 5 giorni.

I CONTROLLI DELLE FATTURE

  • Verifica della data della fattura che non può essere POSTERIORE A QUELLA DELL’INVIO;
  • Verifica che siano presenti almeno le informazioni minime obbligatorie previste per legge (art. 21 ovvero 21-bis del Dpr n. 633/1972), cioè – in generale – gli estremi identificativi del fornitore e del cliente, il numero e la data della fattura, la descrizione della natura, quantità e qualità del bene ceduto o del servizio prestato, l’imponibile, l’aliquota e l’Iva;
  • Verifica che i valori della partita Iva del fornitore (cedente/prestatore) e della partita Iva oppure del Codice Fiscale del cliente (cessionario/committente) siano esistenti, cioè presenti in Anagrafe Tributaria;
  • Verifica che sia inserito in fattura l’indirizzo telematico dove recapitare il file, cioè che sia almeno compilato il campo «Codice Destinatario»;
          • Attenzione: nel caso il codice destinatario sia inesistente il SDI scarta la fattura;
  • Verifica che ci sia coerenza tra i valori dell’imponibile, dell’aliquota e dell’Iva (ad esempio, se l’imponibile è 100 euro, l’aliquota è 22%, l’Iva sia di 22 euro);
  • Il SDI controlla che il file della stessa fatture elettronica non sia stato già inviato (duplicato).

Con la circolare 13/2018, l’AE, ha indicato le procedure da seguire per la ri-trasmissione della fattura scartata precisando che:

In tutti i casi, a fronte della mancata emissione della fattura, è necessario documentare correttamente l’operazione sottesa.

Si ritiene, dunque, fermi i chiarimenti già resi con la risoluzione n. 1/E del 10 gennaio 2013 sull’identificazione univoca del documento – nonché quelli della risposta al quesito precedente – che la fattura elettronica, relativa al file scartato dal SdI, vada preferibilmente emessa (ossia nuovamente inviata tramite SdI entro cinque giorni dalla notifica di scarto) con la data ed il numero del documento originario.

Qualora l’emissione del documento con medesimo numero e data non sia possibile, i citati principi, ferma la necessità di procedere alla corretta liquidazione dell’imposta in ragione dell’operazione effettuata, impongono alternativamente:

  • l’emissione di una fattura con nuovo numero e data (coerenti con gli ulteriori documenti emessi nel tempo trascorso dal primo inoltro tramite SdI), per la quale risulti un collegamento alla precedente fattura scartata da Sdi e successivamente stornata con variazione contabile interna onde rendere comunque evidente la tempestività della fattura stessa rispetto all’operazione che documenta;
  • l’emissione di una fattura come sub a), ma ricorrendo ad una specifica numerazione che, nel rispetto della sua progressività, faccia emergere che si tratta di un documento rettificativo del precedente, variamente viziato e scartato dal SdI. Si pensi a…
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