Fatturazione elettronica verso consumatore finale: istruzioni pratiche

Fatturazione elettronica verso consumatore finale: istruzioni praticheLa fatturazione elettronica, la cui emissione sarà obbligatoria dal 1° gennaio dell’anno prossimo, darà luogo ad un cambiamento radicale delle abitudini di tutti gli operatori. L’adempimento dovrà essere eseguito anche laddove il destinatario della prestazione sarà una persona fisica “privata” non esercente attività dì impresa ovvero arti e professioni. In tale ipotesi la legge di bilancio dello scorso anno, modificando il decreto legislativo 5 agosto 2015, n. 127, ha disciplinato l’emissione della fattura elettronica nei confronti del consumatore finale, quindi non solo nei confronti delle persone fisiche.

Il testo novellato dell’art. 1, comma 3 del citato decreto legislativo citato prevede che “Le fatture elettroniche emesse nei confronti dei consumatori finali sono resi disponibili a questi ultimi dai servizi telematici dell’Agenzia delle entrate; una copia della fattura elettronica ovvero in formato analogico, sarà messa a disposizione direttamente da chi emette la fattura”.

La previsione riguarda tutti i consumatori finali, e non solo le persone fisiche, e cioè coloro sosterranno la spesa al di fuori di un’attività professionale o di impresa. Ad esempio anche gli enti non commerciali, che esercitano esclusivamente un’attività istituzionale, devono essere considerati “consumatori finali”.

In tale ipotesi l’emittente la fattura consegnerà un esemplare del documento in formato analogico/cartaceo senza che questo faccia venire meno l’obbligo di emissione del documento in formato digitale.

Il soggetto emittente dovrà prestare particolare attenzione ai dati da indicare nel documento. Due elementi fondamentali sono costituiti dal codice fiscale e dal codice destinatario. Nel caso in cui venga omessa l’indicazione del codice fiscale il Sistema di Interscambio, effettuando i controlli formali del file in formato XML provvederà allo scarto del documento digitale. In tale ipotesi la fattura si considererà non emessa.

Il codice destinatario è un “identificativo” che consentirà al Sistema di Interscambio il “recapito” del documento al soggetto destinatario della prestazione. I consumatori finali non sono in possesso del predetto codice. Pertanto, al fine di evitare lo scarto della fattura elettronica è necessario trovare una soluzione che consenta il superamento del “blocco”. Il problema potrà essere risolto indicando in luogo del codice destinatario il codice convenzionale formato da sette volte zero “0000000”.

Si tratta di un “espediente tecnico” che consente il superamento dei controlli del SdI. Invece la fattura sarà messa a disposizione del consumatore finale in un’area del sito dell’Agenzia delle entrate. Questa area riservata è costituita dal “Cassetto fiscale” al quale il consumatore finale potrà accedere se avrà effettuato all’Agenzia delle entrate la richiesta di accesso.

In ogni caso il “consumatore finale” potrà continuare ad utilizzare, come in passato, le vecchie fatture cartacee che saranno comunque consegnate nonostante l’emissione dei documenti in formato digitale. In ogni caso sul consumatore finale non graverà alcun obbligo di conservazione sostitutiva.

Sotto questo profilo vale la pena di osservare che il passaggio da un sistema analogico ad un sistema integralmente digitale non dà luogo ad alcun cambiamento della disciplina sostanziale dell’imposta sul valore aggiunto.

I “privati” o consumatori finali non hanno alcun obbligo di conservazione delle fatture ricevute. L’unica eccezione riguarda il caso in cui le fatture ricevute costituiscano la prova dell’effettivo sostenimento dell’onere di cui si chiede la detrazione.

Potrebbe ad esempio trattarsi delle spese mediche sostenute, ovvero delle spese sostenute per la ristrutturazione di immobili aventi natura abitativa. Nell’uno e nell’altro caso il contribuente potrà esibire all’Agenzia delle entrate i documento in formato cartaceo al fine di…

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