Acconti e cauzioni: disciplina civilistica, fiscale e contabile

di Antonino & Attilio Romano

Pubblicato il 27 novembre 2018

L'erogazione o il ricevimento di somme di denaro va trattato in maniera differente a seconda della natura che le parti hanno voluto attribuire all'operazione commerciale. Si verifica il diverso trattamento civilistico, fiscale e contabile degli acconti rispetto alle cauzioni.

 

La differenza tra acconto (o anticipo) e cauzione

In termini generali, gli anticipi corrisposti ai fornitori devono essere classificati in base alla loro natura:

    • anticipi in conto impianti, a fronte di un'acquisizione di immobilizzazioni;
    • anticipi in conto di fornitura a fronte dell'acquisizione di merci, materiali o prodotti ovvero potrebbe trattarsi di vere e proprie prestazioni di servizi.

 

La diversa tipologia di anticipi ha riflessi nel bilancio d'esercizio. Infatti, l'art. 2424 c.c. include gli acconti/anticipi nello stato patrimoniale:

    • sia tra le immobilizzazioni (voce B.I. 6 «Immobilizzazioni immateriali in corso e acconti»; voce B. II. 5 «Immobilizzazioni materiali in corso e acconti»);
    • sia nell'attivo circolante, tra le rimanenze di magazzino (voce C.I. 5 «Acconti»).

Anche gli anticipi di denaro che si ricevono dai clienti interessano la composizione del bilancio d'esercizio e vanno attentamente appostati nelle scritture contabili.

Trattasi di conti transitori che vengono trattati nell'ambito dei debiti, tuttavia a differenza degli anticipi a fornitori, gli anticipi da clienti trovano una collocazione indistinta nel passivo dello stato patrimoniale alla voce D.6 «Acconti».

Tali poste vanno distinte dai depositi e dalle cauzioni costituite da somme di denaro che l'azienda ha versato