Cash pooling e procedure di rimborso

cash poolingIn caso di corresponsione di dividendi da parte di una società italiana all’holding francese, anche se, in esecuzione di un contratto di cash pooling, si sia verificata la compensazione tra le rispettive posizioni debitorie, l’incasso dei dividendi resta un fatto fiscalmente rilevante e dà quindi diritto, per ciò stesso, al rimborso del credito di imposta.

La Corte di Cassazione, con l’Ordinanza n. 13933 del 31/05/2018, ha chiarito alcuni rilevanti aspetti in tema di cash pooling, procedura spesso utilizzata all’interno dei gruppi societari, con l’obiettivo di ottimizzare la gestione finanziaria complessiva.

Il cash pooling può essere definito come un sistema finalizzato alla gestione centralizzata dei vari saldi attivi e passivi dei conti correnti delle diverse società appartenenti ad un gruppo aziendale da parte di una società preposta a tale scopo.

Questo sistema di gestione della tesoreria di un gruppo aziendale consente:      

1) l’ottimizzazione del fabbisogno finanziario con riduzione dei correlati oneri finanziari;      

2) la concessione di finanziamenti centralizzati, a tassi più convenienti di quelli del sistema bancario, alle altre società del gruppo.

IL CASO

Nel caso di specie, una società, nella sua qualità di holding di diritto francese che aveva riscosso dividendi dalla società italiana di cui deteneva il 95% del capitale sociale, formulava istanza di rimborso dei crediti d’imposta sui dividendi distribuiti dalla società italiana negli anni 1998, 1999, 2000, 2001 e 2002.

Avverso il silenzio rifiuto del centro operativo dell’Agenzia delle Entrate di Pescara la holding proponeva ricorso davanti alla Commissione Tributaria Provinciale di Pescara, che lo rigettava.

Proposto appello, la Commissione Tributaria Regionale dell’Abruzzo, invece, lo accoglieva, riconoscendo il diritto al rimborso del credito d’imposta sul rilievo che risultava documentato che le parti avevano stipulato un contratto di cash pooling e che le operazioni erano avvenute mediante movimenti bancari.

La contribuente, inoltre, aveva provato la sussistenza delle operazioni intervenute, depositando copia conforme del libro dei soci, copia autentica delle delibere assembleari concernenti la distribuzione dei dividendi, dichiarazione della società italiana di aver erogato i dividendi dal 1998 al 2002, estratto, certificato dalla società di revisione, dei libri contabili della società appellante, attestanti l’incasso dei dividendi, attestazione della società italiana che i dividendi distribuiti non derivavano da dividendi percepiti da società controllate con sede in Europa, certificato di residenza delle autorità fiscali francesi per gli anni dal 1998 al 2002.

Secondo la CTR, ne derivava che, quand’anche si fosse verificata una compensazione tra le società, essa costituiva una modalità di estinzione dell’obbligazione diversa dall’adempimento, ma non vietata da alcuna norma fiscale prevista in materia, sussistendo quindi i presupposti per il rimborso del credito d’imposta.

Avverso la sentenza della CTR proponeva ricorso per cassazione l’Agenzia delle entrate, deducendo violazione di legge in relazione all’articolo 10 della convenzione Italia Francia per evitare le doppie imposizioni del 5 ottobre 1989, resa esecutiva in Italia con leggere numero 7 gennaio 1992 n. 20 e sostenendo che il diritto al rimborso del credito d’imposta presupponeva che vi fosse stata la corresponsione dei dividendi, non potendo però ritenersi verificato tale presupposto nel caso in cui, anziché l’effettivo incasso di dividendi, fosse avvenuta una compensazione tra crediti e debiti delle due società, non essendo la compensazione rilevante sul piano tributario.

E poiché presupposto per il rimborso del credito d’imposta era che fosse avvenuta la doppia imposizione, occorreva acquisire la prova di tale circostanza, prova che non poteva dirsi raggiunta qualora fosse mancato il pagamento effettivo delle somme ricevute.

Il…

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