Cartella di pagamento nulla senza avviso di irregolarità

La mancata indicazione nella cartella di pagamento della comunicazione di irregolarità con cui era stata rideterminata l’imposta, rende la stessa illegittima, limitando il diritto di difesa del contribuente, pertanto, se la cartella richiama un atto precedente di determinazione dell’imposta, l’amministrazione finanziaria deve allegarlo o darne notizia al contribuente pena la nullità della cartella

cartella di pagamentoLa mancata indicazione nella cartella di pagamento della comunicazione di irregolarità con cui era stata rideterminata l’imposta, rende la stessa illegittima, limitando il diritto di difesa del contribuente.

Pertanto se la cartella richiama un atto precedente di determinazione dell’imposta, l’amministrazione finanziaria deve allagarlo o darne notizia al contribuente pena la nullità della cartella (Cass. n. 18224/2018).

Relativamente alla natura giuridica della cartella di pagamento, si può affermare che costituisce un atto amministrativo di esecuzione, avente natura di intimazione al pagamento e di avviso di mora, che racchiude le funzioni di titolo esecutivo (ruolo e precetto).

Essa  non rappresenta un atto impositivo ma è un atto dell’Agente della riscossione redatta  secondo il modello approvato con decreto ministeriale (cfr. art. 25, comma 2, Dpr n. 602/1973) e deve contenere l’intimazione ad adempiere l’obbligo risultante dal ruolo entro il termine di 60giorni dalla notificazione della stessa, con l’avvertenza che, in mancanza, si procederà ad esecuzione forzata.

Sul tema il legislatore ha previsto che gli atti dell’amministrazione finanziaria sono motivati secondo quanto prescritto dall’art. 3 legge n. 241 del 1990, indicando “i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione” (cfr. art. 7 della legge n. 212/2000).

Trattasi, comunque, di un principio di valenza generale che occorre calare nelle varie situazioni portate al vaglio dell’organo giurisdizionale.

A tale riguardo, la Suprema Corte ha ritenuto che nella motivazione devono essere chiariti i presupposti di fatto e le ragioni di diritto che sono posti a base della pretesa. Solo se si conosce la norma che l’Amministrazione ha ritenuto di applicare si può poi stabilire se questa scelta sia corretta o meno in relazione al presupposto di fatto, e si può quindi garantire un diritto di difesa adeguato. Secondo la Suprema Corte, il compito della motivazione è proprio quello di far conoscere al destinatario il perché viene esercitato un certo potere (Cass. n. 3948/2011).

Nel caso in esame il contribuente ha impugnato una cartella di pagamento emessa a seguito di controllo formale, eccependo l’illegittimità della motivazione in quanto rinviava ad una precedente comunicazione di irregolarità non indicata in cartella e non comunicata in precedenza allo stesso contribuente. In primo e secondo grado i giudici hanno accolto il ricorso e disposto l’annullamento dell’atto impositivo. L’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione.

La Corte, accogliendo parzialmente il ricorso, ha ritenuto che nella motivazione della cartella in esame l’amministrazione aveva fatto rinvio ad un atto (rectius: comunicazione di irregolarità) non allegato e non comunicato in precedenza al contribuente.

Il difetto di motivazione della cartella esattoriale, che fa rinvio ad un atto costituente la pretesa fiscale senza indicarne gli estremi, in modo esatto, non può determinare la nullità dell’atto impugnato quando il contribuente ha dichiarato di averne avuto conoscenza; viceversa la cartella è illegittima quando il contribuente non è stato in grado di conoscere le ragioni dell’intimazione di pagamento ricevuta, ricorrendo in tale caso una effettiva limitazione del diritto di difesa.

I giudici di legittimità hanno accertato l’esistenza di una comunicazione diversa da quella indicata nella motivazione.

In particolare, dopo la prima comunicazione inviata, il contribuente aveva presentato dei documenti da cui l’ufficio aveva ridotto l’originaria pretesa fiscale. In base a ciò, la mancata indicazione in cartella della seconda comunicazione di irregolarità ha leso il diritto di difesa del contribuente in quanto mancavano le ragioni della pretesa.

Per quanto precede, la Corte ha cassato la sentenza impugnata rinviando la causa ad altra sezione della medesima…

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