Enti del terzo settore: il principio di democraticità

Il principio di democraticità continua a rappresentare un elemento essenziale e caratterizzante degli Enti del Terso Settore. A ben vedere il “Codice del Terzo settore” ne fa menzione espressamente in una sola disposizione, ma la circostanza non fa venire meno la necessità della concreta applicazione di tale principio

Il principio di democraticità continua a rappresentare un elemento essenziale e caratterizzante degli Enti del Terzo settore. Ciò anche all’indomani del varo della riforma di cui al Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117.

A ben vedere il “Codice del Terzo settore” ne fa menzione espressamente in una sola disposizione, ma la circostanza non fa venire meno la necessità della concreta applicazione di tale principio. 

L’art. 25, comma 2 del citato decreto legislativo, la cui rubrica è “Competenze inderogabili dell’assemblea”, così dispone “Gli atti costitutivi o gli statuti delle associazioni che hanno un numero di associati non inferiore a cinquecento possono disciplinare le competenze dell’assemblea anche in deroga a quanto stabilito al comma precedente, nel rispetto dei principi di democraticità, pari opportunità ed eguaglianza di tutti gli associati e di elettività delle cariche sociali”.

Tale indicazione espressa non intende affatto significare che il medesimo principio non trovi applicazione con riferimento alle associazioni di minori dimensioni, cioè con un numero di associati inferiore alle cinquecento unità.

Il principio di democraticità può essere definito quale una formula organizzativa che esclude per i singoli associati o per un’esigua minoranza, di assumere il controllo dell’attività, avendo riguardo allo scopo non lucrativo dell’ente. Conseguentemente tutti gli associati devono vantare pari diritti e devono poter partecipare liberamente alle elezioni delle cariche sociali con la possibilità di assumere, senza limitazioni, taluna delle predette cariche.

In concreto non sarà sempre agevole verificare se uno statuto di un ente del Terzo Settore osservi concretamente tale principio.  Alcune della clausole contenute negli statuti potrebbero violare palesemente la democraticità.  Tale circostanza si verifica, ad esempio nell’ipotesi in cui si impedisca a talune categorie di associati di esercitare il diritto di voto. In altri casi, le clausole statutarie potrebbero essere apparentemente in grado di osservare tale principio.

Tuttavia se lette, interpretate ed applicate congiuntamente, potrebbero favorire la concentrazione del potere di assumere decisioni e “governare” l’associazione in un numero ristretto di associati. Anche in tali casi risulterà violata la democraticità.

Democraticità può voler significare anche “trattare” in maniera non eguale situazioni diverse. Tale indicazione si desume direttamente dall’analisi del “Codice del terzo Settore. Ad esempio l’articolo 24 del D.Lgs n. 117/2017 prevede che “Nell’assemblea delle associazioni, riconosciute o non riconosciute, del Terzo settore hanno diritto di voto tutti coloro che sono iscritti da almeno tre mesi nel libro degli associati, salvo che l’atto costitutivo o lo statuto non dispongano diversamente”.

Il decreto legislativo ha inteso differenziare la posizione di coloro che hanno assunto la qualifica di associati da poco tempo. I predetti soggetti si trovano effettivamente in una posizione diversa rispetto ai soggetti che sono associati da più tempo.  Pertanto, escludendo loro dal diritto di voto il principio di democraticità non risulta violato.  In ogni caso, a parte tale deroga, tutti gli associati devono essere posti nelle condizioni di poter votare. Ciò indipendentemente dalla categoria di appartenenza (ordinari, fondatori, etc).

La nomina degli amministratori è riservata all’assemblea dei soci (art. 26, comma 1). E’ prevista un’eccezione per i primi amministratori che sono nominati nell’atto costitutivo. Inoltre, l’atto costitutivo o lo statuto possono subordinare l’assunzione della carica al possesso di specifici requisiti di onorabilità, professionalità ed indipendenza (art. 26, comma 3).

Nicola Forte

2 luglio 2018

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