Accessorietà delle prestazioni esenti e disapplicazione del pro rata

Le imprese che pongono in essere attività con operazioni parzialmente esenti devono prestare attenzione all’applicazione del meccanismo del pro rata di cui all’art. 19 – bis del D.P.R. n. 633/1972.

Tuttavia il legislatore ha tenuto conto, nel disciplinare l’applicazione del predetto rapporto, che le operazioni esenti potrebbero essere occasionali. In tale ipotesi, pur dovendo considerare indetraibile l’Iva relativa all’acquisto di beni e servizi afferenti alle operazioni esenti, il pro rata non troverà applicazione. La previsione è sostanziale in quanto gli effetti negativi delle operazioni esenti non riguarderanno l’intero ammontare dell’Iva relativa agli acquisti effettuati nel periodo d’imposta, ma esclusivamente le operazioni afferenti alle prestazioni esenti dal tributo e poste in essere dall’impresa.

Tale principio è stato preso in esame dalla Commissione Tributaria Provinciale di Vicenza ed in particolare dalla sentenza n. 50/2/2018. La pronuncia ha affermato che le slot machine installate in un bar non fanno scattare l’applicazione del pro rata se sono “marginali” rispetto all’attività svolta. Il problema nasce per il fatto che gli apparecchi elettronici da intrattenimento installati all’interno degli esercizi pubblici determina l’effettuazione di operazioni esenti dall’Iva. Ciò in contrapposizione all’attività tipica esercitata dal bar che determina esclusivamente operazioni imponibili.

Preliminarmente deve essere osservato come il meccanismo del pro rata non trovi applicazione relativamente alle prestazioni esenti occasionali o costituenti operazioni accessorie alle operazioni imponibili.

Nel caso posto all’attenzione della Commissione tributaria provinciale di Vicenza l’Agenzia delle entrate aveva disconosciuto, sia pure in parte, la detrazione dell’imposta sul valore aggiunto. Nello specifico un’esercente l’attività di bar aveva posto in essere operazioni esenti derivanti dalla gestione delle slot machine.

L’accertamento è stato però annullato in quanto la gestione delle slot machine è stata ritenuta “accessoria” rispetto a quella prevalente di somministrazione di alimenti e bevande. L’accessorietà deve però essere verificata in concreto e non in astratto. Il principio è stato affermato dalla Corte di Giustizia UE con la sentenza relativa alla causa C – 77/01.

Secondo l’orientamento dei giudici comunitari l’attività può considerarsi accessoria laddove si verifichi un uso estremamente limitato di beni o di servizi, ovvero laddove sia assente un’organizzazione specifica relativa all’attività esente da Iva.

Secondo la Commissione tributaria provinciale l’attività può considerarsi accessoria rispetto a quella imponibile sussistendo contestualmente tre fattori. In primis è stata riscontrata la mancanza di specifiche voci di spesa relative alle slot machine che sono di proprietà di terzi. I giudici hanno altresì riscontrato la mancanza di forza lavoro impiegata per l’esercizio di tale attività. Inoltre i giudici hanno anche riscontrato una percentuale esigua di ricavi rispetto all’ammontare complessivo del volume d’affari.

Ne consegue che la natura di attività accessoria attribuibile alla gestione delle slot machine non è oggettiva. L’accessorietà sussiste esclusivamente nel caso in cui l’attività sia economicamente marginale. Solo in questo caso potrà essere legittimamente disapplicato il meccanismo del pro rata.

Rimane però fermo, come ricordato, il principio dell’indetraibilità oggettiva. Non potrà essere fatto valere il diritto alla detrazione per i singoli acquisti di beni e servizi specificamente attinenti all’attività esente. Ad esempio qualora fosse necessario effettuare una riparazione di un apparecchio ed il costo rimanesse esclusivamente a carico della società che esercita, tra l’atro, la gestione del bar, l’Iva relativa alla prestazione risulterebbe completamente indetraibile. Ciò…

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