Le delibere assembleari non sono atti pubblici

Statuto, atto costitutivo e delibere assembleari non sono atti pubblici, che possono essere messi in discussione solo attraverso querela di falso. Risulta invece applicabile al processo tributario l’art. 214 c.p.c., in tema di disconoscimento di scrittura privata, sicché la parte, che dichiara che la sottoscrizione apposta in calce alla scrittura su cui l’Amministrazione fonda la pretesa creditoria non le appartiene, può limitarsi a disconoscerla, incombendo alla controparte l’onere di proporre istanza di verificazione.
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La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14965 del 08/06/2018, ha chiarito alcuni rilevanti aspetti in tema di associazioni non commerciali, disconoscimento delle scritture private e valore probatorio dei verbali d’assemblea.
Nel caso di specie, una contribuente impugnava gli avvisi di accertamento ed atti di contestazione dei redditi di partecipazione, e relative sanzioni, determinati ex art. 5, D.P.R. n. 917 del 1986, in forza di un PVC, redatto a carico di un’Associazione Culturale, in quanto, ad avviso dell’Agenzia delle Entrate, operante come società di fatto.
La contribuente affermava invece di essere estranea alla predetta associazione, di non aver mai sottoscritto atti o verbali riferibili alla costituzione ed alla vita della stessa, e di essersi limitata, senza ricevere in cambio alcun vantaggio economico, a concedere in comodato un complesso immobiliare al figlio, che, a propria volta, lo aveva locato all’associazione di cui era Presidente, la quale lo aveva infine sublocato ad un tour operator.
La Commissione Tributaria Provinciale di Siena accoglieva il ricorso della contribuente, e la Commissione Tributaria Regionale della Toscana respingeva l’appello dell’Amministrazione finanziaria, osservando che l’atto costitutivo, lo statuto ed i verbali della associazione non avevano alcuna efficacia probatoria, stante l’intervenuto disconoscimento della sottoscrizione apparentemente apposta dalla contribuente, cui non aveva fatto seguito l’istanza di verificazione di cui all’art. 216 c.p.c.
Né, tantomeno, secondo i giudici di merito, poteva essere attribuito valore indiziante ai corsi di cucina tenuti dalla contribuente, in periodi e con frequenza peraltro imprecisati, posto che solo il canone locativo e le quote annuali dei soci tesserati erano stati considerati ai fini del calcolo del reddito da partecipazione, o al rapporto di comodato, del quale, ad avviso del giudice di secondo grado, si intuivano le ragioni familiari.
Avverso tale decisione l’Agenzia delle Entrate proponeva infine ricorso per cassazione, lamentando insufficiente e contraddittoria motivazione della sentenza in merito a punto decisivo della controversia, giacché il disconoscimento della sottoscrizione effettuato dalla contribuente, non rispondeva ai requisiti richiesti dall’art. 214 c.p.c. ed era inidoneo a privare di efficacia probatoria i documenti prodotti nel giudizio e riferibili alla attività della Associazione Culturale.
Con un secondo motivo, poi, l’Agenzia delle Entrate deduceva falsa applicazione dell’art. 214 c.p.c., non potendo il disconoscimento di una scrittura privata essere effettuato in via preventiva, ma solo dopo la sua produzione in giudizio, a nulla rilevando l’affermazione, ripetuta nei ricorsi introduttivi, secondo cui la contribuente non aveva partecipato alla gestione dell’ente, e neanche sottoscritto alcun atto o verbale alla stessa riferibile.
Infine, con un terzo motivo di impugnazione, l’Amministrazione eccepiva la violazione degli artt. 214 e 216 c.p.c., giacché il disconoscimento, pur non richiedendo formule sacramentali, esige comunque una impugnazione chiara ed univoca, che, nella specie, difettava, anche considerato che il deposito in giudizio di una perizia grafologica non equivaleva a disconoscimento della autenticità e provenienza delle sottoscrizioni.
Tutte le censure, secondo la Suprema Corte, erano infondate.
Dovendosi imputare il reddito all’effettivo …

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