1345 la bancarotta di Firenze - I suggerimenti di lettura del Commercialista Telematico

Si avvicina un weekend festivo e ci auguriamo che i nostri lettori possano godersi il riposo meritato. Ci permettiamo di segnalare un libro che potrebbe essere interessante per la nostra formazione, di svago per la brillantezza della scrittura e che tocca un tema inquietante e di grido come l’esplosione del debito pubblico.

Il libro è: “1345. La bancarotta di Firenze”, autore Lorenzo Tanzini, editore Salerno.

Ci riporta nella tumultuosa vita economica della Firenze medievale, allora una capitale della finanza internazionale; se tutt’oggi possiamo ammirare Firenze città d’arte lo dobbiamo ai cittadini – mercanti – banchieri che l’hanno resa una delle capitali finanziarie del mondo fra il XIII e il XV secolo.
Il libro ci trasposta attorno al 1345 in cui una tempesta finanziaria nata in Inghilterra colpì le Compagnie dei Bardi e dei Peruzzi e a cascata tante altre compagnie fiorentine. In questo caso per compagnia si intende una società che effettuava attività di commercio internazionale, operazioni di prestito e di investimento, intermediazione anche di altissimo livello. In particolare le compagnie dei Bardi e dei Peruzzi finanziavano Re Edoardo III nelle prime campagne della guerra dei Cent’anni: in pratica erano delle istituzioni finanziarie sovranazionali in grado di operare in tutta Europa.

Il testo racconta il contesto della città di Firenze a metà del ‘300, spiega il funzionamento di queste compagnie commerciali e la loro potenza politico – finanziaria; dopo di che racconta del crollo del sistema e dell’intervento del Comune (cioè dello Stato) nel salvataggio dell’economia cittadina con relativa esplosione del debito pubblico. Il crack delle compagnie principali provocò una crisi di fiducia ed una serie di fallimenti a catena in città.

Leggendo il libro non sembra che siano passati 770 anni dai fatti descritti: le procedure di funzionamento dei sistemi economici sembrano ancora attuali, forse è cambiato solo il modo di gestire la contabilità, che è passata in telematico, invece di essere scritta a mano su pesanti registri di carta. Ancora attuale sembra la descrizione della liquidazione delle Compagnie fallite: le procedure attuate dal Comune di Firenze non sembrano distanti dal punto di vista concettuale dalle procedure concorsuali attuali.
Una delle Compagnie fallite rimborsò i creditori con quattro soldi per ogni denaro (il sistema monetario fiorentino era complesso) e da questo fallimento memorabile la dizione “quattro soldi” è sinonimo di scarso o povero.

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Molta attenzione è data alla creazione di una gestione standardizzata del debito pubblico tramite il cosiddetto Monte delle Graticole (così chiamato a causa dei cancelli posti a protezione dei banchi dei funzionari addetti; agli stessi cancelli, che richiamavano l’immagine di una graticola, venivano attaccate tutte le comunicazioni del Monte riguardanti i prestiti) e alle politiche fiscali possibili per il Comune per finanziarie l’imponente pagamento degli interessi. Le gabelle imposte dal Comune di Firenze potevano essere estremamente creative. Anche le vicissitudini del debito pubblico del Comune di Firenze sono estremamente coinvolgenti e creative.

Più che un manuale di storia economica è un libro divertente da leggere perché spiega in modo piano e ben documentato la convulsa economia toscana del Trecento: il Medoevo descritto risulta molto vicino ai nostri tempi.

1 giugno 2018
Luca Bianchi

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