Il rilascio in ritardo del certificato d'origine nelle operazioni doganali

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5997 dell’8.3.2017, ha chiarito alcuni rilevanti aspetti in tema di contenzioso doganale e certificato d’origine.
Il certificato di origine, di regola, è rilasciato quando le merci alle quali si riferisce sono in corso di spedizione.
Nel caso però in cui la spedizione sia già avvenuta, il rilascio del certificato di origine è consentito a seguito di richiesta scritta e motivata da parte del richiedente e dietro presentazione dei documenti giustificativi dell’avvenuta spedizione, quali lettera di vettura, polizza di carico, fattura col visto uscire della dogana italiana, ecc.
Di solito, il motivo per cui viene richiesto un certificato a posteriori è per merce già spedita, ma ferma presso la Dogana di destino in attesa di sdoganamento.
Il richiedente deve inoltre dichiarare, ai sensi dell’articolo 47 del DPR 445/2000, di non avere richiesto in precedenza altro certificato di origine a fronte della stessa spedizione.
E’ necessario infine che, nel riquadro 5 del certificato d’origine a posteriori, sia inserita la dicitura “Certificato emesso a posteriori”.
Nel caso affrontato dalla Suprema Corte, la ricorrente Agenzia delle Dogane censurava dunque la sentenza della CTR per aver il giudice d’appello attribuito effetto sanante a un certificato d’origine rilasciato “a posteriori” fuori dei casi ammessi ed irregolare a sua volta.
Il ricorso, secondo i giudici di legittimità, era infondato.
Evidenzia infatti la Corte che la base normativa dell’analisi di legittimità o meno della decisione doveva partire dal Reg. CEE n. 2454/93, disposizioni di applicazione del codice doganale comunitario (DAC), applicabile ratione temporis, relativo al “sistema delle preferenze generalizzate” (SPG), attraverso il quale l’Unione europea concede vantaggi tariffari all’importazione di prodotti originari dei Paesi in via di sviluppo (artt. 66 ss.).
In questo sistema, evidenzia la Corte, è eccezionalmente ammesso il rilascio “a posteriori” del certificato d’origine (con dicitura “délivré a posteriori” o “issued retrospectively”), qualora esso non sia stato rilasciato al momento dell’esportazione per errore, omissione involontaria o circostanze particolari (art. 81 DAC).
Nel caso di specie, per l’appunto, l’autorità pubblica del Paese di esportazione (Emirati Arabi Uniti) aveva rilasciato un certificato con dicitura “issued retrospectively” sul verosimile presupposto che nessun idoneo certificato d’origine fosse stato emesso prima.
Quindi, la tesi erariale per cui il certificato “a posteriori” era stato rilasciato fuori dei casi ammessi risultava, secondo la Corte, astratta e indimostrata.
L’Agenzia delle dogane pareva infatti piuttosto voler conseguire, tramite il ricorso per cassazione, una rivisitazione del giudizio di fatto sulle irregolarità del secondo certificato che ne avrebbero pertanto inficiato la validità.
Ma, evidenzia la Corte, premesso che il certificato d’origine non è inficiato da irregolarità tanto lievi da non alterarne la genuinità (art. 92 DAC), il giudizio sulla “lievità” o meno delle discordanze era comunque un giudizio riservato al merito, restando quindi insindacabile la valutazione del giudice di merito sul fatto che il posizionamento delle diciture e la forma dei timbri non privassero il documento della sua funzione probatoria tipica.
I giudici di legittimità evidenziano infine che il sistema delle preferenze generalizzate è governato da metodi di cooperazione amministrativa (artt. 93 ss. DAC), per cui i Paesi beneficiari accreditatisi presso l’Unione garantiscono il rilascio dei certificati d’origine e le autorità doganali europee interloquiscono con l’autorità pubblica di quei Paesi nell’ipotesi di controllo “a posteriori”.
In particolare, ai sensi dell’art. 95 DAC, nell’ipotesi di controllo “a posteriori”, l’autorità di importazione rispedisce il certificato d’origine all’autorità di esportazione, specificando le ragioni di merito o forma …

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