Ammissione al passivo e eccezione di prescrizione del credito: decide il giudice tributario

Quando, in sede di ammissione al passivo, sia eccepita dal curatore la prescrizione dei crediti tributari successivamente alla notifica della cartella di pagamento, la giurisdizione sulla controversia spetta al giudice tributario, da ciò conseguendo in sede fallimentare l’ammissione con riserva del credito in oggetto.

Questo è il principio affermato dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 14648 del 13 giugno 2017, nel giudizio di ultima istanza nato a seguito dell’impugnazione di un verdetto reso dal Tribunale di Palermo in una opposizione allo stato passivo proposta dall’agente Riscossione Sicilia s.p.a. nei confronti del Fallimento. Nell’occasione, il Tribunale aveva respinto l’eccezione, proposta proprio dall’esattore, di difetto di giurisdizione a conoscere dell’eccezione, sollevata dal curatore, di prescrizione dei crediti tributari dopo la notifica della cartella; in specie, il giudice siciliano aveva ritenuto che, ai sensi del D.Lgs. del 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2, la competenza giurisdizionale del giudice tributario doveva ritenersi esaurita insieme ed in conseguenza della sopravvenuta incontrovertibilità della pretesa, che si determina con la notifica della cartella non seguita da impugnazione.

Sul fronte contrario si poneva, ovviamente, la tesi dell’Agente della riscossione innanzi la Suprema Corte, intesa a sostenere che – nella descritta ipotesi – dovesse valere il principio generale, secondo cui spetta al giudice fornito di giurisdizione sull’obbligazione tributaria conoscere dell’eccezione di prescrizione, quale fatto estintivo dell’obbligazione, anche considerato che -, sempre nella medesima fattispecie – non è configurabile l’esenzione di cui al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2[1], atteso che la cartella di pagamento o il sollecito di pagamento non possono essere qualificati come atti dell’esecuzione forzata Il motivo è fondato.

In effetti sulla natura della cartella di pagamento dubbio non c’è: infatti, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, infatti, hanno chiarito che essa è un atto prodromico all’esecuzione, avendo più volte affermato che, a norma del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, come modificato dalla L. n. 448 del 2001, art. 2sono sottratte alla giurisdizione del giudice tributario le sole controversie attinenti alla fase dell’esecuzione forzata” con la conseguenza che “l’impugnazione degli atti prodromici all’esecuzione, quali la cartella esattoriale o l’avviso di mora (o l’intimazione di pagamento D.P.R. n. 602 del 1973 , ex art. 50) è devoluta alla giurisdizione delle commissioni tributarie, se autonomamente impugnabili ai sensi dell’art. 19 medesimo D.Lgs.” (Cass. S.U. nn. 8279/2008, 8770/2016, 13913/2017, 30584/2017).

Il Supremo collegio di nomofilachia ha accolto la difesa dell’Agente della Riscossione facendo riferimento alla pronuncia delle Sezioni Unite n. 23832 del 19/11/2007, ove si rappresentava che “l’attribuzione alle commissioni tributarie – a norma del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2, come sostituito dalla L. 28 dicembre 2001, n. 448, art. 12, comma 2, – della cognizione di tutte le controversie aventi ad oggetto i tributi di ogni genere e specie, ivi incluse, quindi, quelle in materia di tasse automobilistiche, si estende ad ogni questione relativa all’an o al quantum del tributo, arrestandosi unicamente di fronte agli atti della esecuzione tributaria; ne consegue che anche l’eccezione di prescrizione, quale fatto estintivo dell’obbligazione tributaria, rientra nella giurisdizione del giudice che abbia giurisdizione in merito alla predetta obbligazione[2]. (cfr. Cass. Civ. SS.UU n. 23832 del 3/5/2016)   .

La stessa sentenza del 2017 (in commento) rigettava, contestualmente, le difese del Fallimento, ruotanti intorno ad argomenti finalizzati a rappresentare  che nella procedura fallimentare vigono il divieto di azioni esecutive individuali, ex art. 51 L. Fall., ed il concorso e l’accertamento dei crediti ex art. 52; da ciò, secondo…

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