In assenza del DVR in azienda gli intermittenti diventano stabili, a tempo indeterminato

di Antonella Madia

Pubblicato il 30 marzo 2018

Il contratto di lavoro intermittente stipulato contra legem, vale a dire in violazione di norme imperative quali l’assenza negli archivi aziendali del prezioso DVR (Documento di Valutazione dei Rischi), impone al datore di lavoro di riqualificare il rapporto di lavoro mediante la conversione dello stesso nella sua forma comune, che è appunto il contratto di lavoro tempo indeterminato

Contratto intermittente e assenza del DVR

Il D. Lgs. n. 81/2015, che a partire dal 25 giugno 2015 ha introdotto il “Codice dei contratti”, all’art. 13 e ss. disciplina l’istituto del lavoro intermittente (noto anche come “lavoro a chiamata” o “job on call”), inquadrandolo come quel contratto stipulato, anche  a tempo  determinato,  mediante  il  quale  un  lavoratore  si  pone  a disposizione di un  datore  di  lavoro  che  ne  può  utilizzare  la prestazione lavorativa in modo discontinuo o intermittente secondo le esigenze individuate dai contratti collettivi, anche con  riferimento alla   possibilità   di   svolgere le prestazioni in periodi predeterminati nell'arco della settimana, del mese  o  dell'anno. 

L’articolo successivo stabilisce, invece, quando non è possibile ricorrere a tale tipologia contrattuale, ossia:

  1. per la sostituzione di lavoratori che esercitano il diritto di sciopero;
  2. presso unità produttive nelle quali si è proceduto, entro i sei mesi precedenti, a licenziamenti collettivi a norma degli articoli 4 e 24 della Legge 23 luglio 1991, n.