Il maggior valore definito in adesione ai fini dell’imposta di registro non rileva sulle imposte dirette neanche per il passato

la Cassazione ha ritenuto illegittima la determinazione della plusvalenza ai fini delle imposte dirette sulla base del valore definito dall’acquirente in accertamento con adesione ai fini dell’imposta di registro

Con la sentenza n. 27783 del 22 novembre 2017, la Cassazione ha ritenuto illegittima la determinazione della plusvalenza sulla base del valore definito dall’acquirente con accertamento con adesione. “Va, difatti, osservato, che il principio di diritto più volte affermato da questa Corte, secondo cui l’Amministrazione finanziaria è legittimata a procedere in via induttiva aII’accertamento del reddito da plusvalenza patrimoniale sulla base dell’accertamento di valore effettuato in sede di applicazione dell’imposta di registro (ex plurimis, Cass. n. 16254 del 2015), è ormai superato alla stregua dello ius superveniens di cui all’art. 5, 3° comma, d.lgs. n. 147 del 2015, norma di interpretazione autentica dotata di efficacia retroattiva, la quale esclude che l’Amministrazione finanziaria possa ancora procedere ad accertare, in via induttiva, la plusvalenza patrimoniale realizzata a seguito di cessione di immobile o di azienda solo sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro (in termini, Cass. nn. 6135 e 11543 del 2016; Cass. n. 12265 del 2017)”.

Nota alla sentenza

L’art. 5, comma 3, del D.Lgs. n.147 del 14 settembre 2015, in G.U. n.220 del 22 settembre 2015, norma entrata in vigore il 7 ottobre 2015, è intervenuto sulla prassi degli uffici di rettificare, per quel che qui ci interessa (la norma interessa, altresì, anche la plusvalenza dichiarata a seguito di cessione d’azienda – art. 86, del T.U. n. 917/86), ai fini reddituali, la plusvalenza dichiarata a seguito di cessione di un bene immobili (art. 67, del T.U. n. 917/86) sulla base del valore dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro di cui al D.P.R. n.131/86.

Il nuovo dettato normativo prevede che “Gli articoli 58, 68, 85 e 86 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e gli articoli 5, 5-bis, 6 e 7 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonche’ per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell’imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347”.

Sulla base di tale dettato normativo, la tecnica accertativa utilizzata finora dagli uffici finanziari non potrà più essere utilizzata.
Infatti, la norma di interpretazione autentica introdotta dalll’art. 5, c. 3, del D.Lgs. n. 147/2015 impone l’acquisizione di ulteriori elementi e circostanze, anche se presuntivi.

Sul punto, la posizione della Corte di Cassazione appare netta.

La Suprema Corte, con la sentenza n.18234 del 16 settembre 2016, ha confermato che in caso di cessione di immobile o di azienda, il maggior valore definito ai fini dell’imposta di registro non è applicabile automaticamente alle imposte dirette. Né è presumibile un maggior corrispettivo soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini delle imposte di registro ovvero delle imposte ipotecaria e catastale.

La Corte prende atto che, nelle more del giudizio, è sopravvenuto l’art. 5, c. 3, del D.lgs. 147/2015, norma che ha sancito che le disposizioni in tema di imposizione diretta sulle plusvalenze da cessioni di immobili e di aziende ovvero da costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, si interpretano nel senso che, in proposito, l’esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito a fini dell’imposta dì registro di cui al D.P.R. 131/1986 ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui al D.Lgs. 347/1990.

Viene, quindi, rilevato che “questa Corte ha già…

Contenuto disponibile esclusivamente agli utenti abbonati
Per continuare a leggere il contenuto di questo articolo è necessario essere abbonati. Se sei già un nostro abbonato, effettua il login attraverso il modulo di autenticazione posto in cima alla pagina. Se non sei abbonato o ti è scaduto l'abbonamento, che aspetti?
Condividi:
Maggioli ADV
Gruppo Maggioli
www.maggioli.it
Per la tua pubblicità sui nostri Media:
maggioliadv@maggioli.it www.maggioliadv.it