Il fermo amministrativo rende nullo il trasferimento dell'auto

è nullo il trasferimento di proprietà dell’automobile eseguito subito dopo la notifica di un fermo amministrativo sul veicolo: il fermo amministrativo, preceduto dalla notifica del preavviso, è un atto con cui il Fisco blocca un bene mobile registrato del debitore al fine di recuperare le somme dovute

È nullo il trasferimento di proprietà dell’automobile fatto subito dopo la notifica del fermo amministrativo, a nulla rilevando che il veicolo sia  intestato al partner convivente del contribuente.

Il principio è contenuto nell’Ordinanza  n. 23950/2017 della Cassazione da cui emerge che non assume rilevanza il fatto che i soggetti  al tempo dei fatti fossero legati da un rapporto di convivenza di natura sentimentale e neppure  la quasi contestualità tra l’atto di vendita e la notifica del fermo amministrativo

Il fermo amministrativo, preceduto dalla notifica del preavviso di fermo, è un atto con cui  le amministrazioni o gli enti competenti (Comuni, INPS, Regioni, Stato, etc.) “bloccano” un bene mobile registrato del debitore al fine di recuperare le somme dovute ossia un atto di riscossione coattivo. Dunque tributi non versati, ma anche contravvenzioni non pagate, possono portare al fermo amministrativo del veicolo di proprietà del debitore.

L’art. 86 del d.p.r. n. 602/1973 disciplina  il fermo amministrativo sui beni mobili registrati (autovetture, moto ecc.) stabilendo il divieto di circolazione del mezzo su cui il fermo stesso insiste. Se tale divieto viene violato al trasgressore sarà comminata una sanzione che può essere di poco inferiore alle 3000 €. In seguito alla  notifica della cartella di pagamento, ove il debitore non esegue il versamento di quanto richiesto entro il termine di 6sessanta giorni, il Concessionario (ora Agenzia delle entrate- Riscossione) può procedere con un’azione esecutiva onde recuperare coattivamente il credito.

Nel caso di specie Equitalia notificava dinanzi al Tribunale competente la citazione al contribuente con cui chiedeva l’inefficacia dell’atto di trasferimento di un’autovettura eseguita dallo stesso a favore della convivente eccependo  che a fronte di un debito di oltre trecento euro verso l’Erario, il contribuente aveva arrecato pregiudizio al creditore cedendo la proprietà del veicolo con un atto  avvenuto dopo la notifica del preavviso di fermo amministrativo.

In primo e secondo grado venivano accolte le motivazioni del concessionario con condanna degli appellanti al pagamento delle spese. Questi ultimi avverso la sentenza di appello hanno proposto ricorso per Cassazione.

La Suprema corte ha respinto tutte le motivazioni addotte dalla ricorrente trattando tutte le censure congiuntamente perché strettamente connesse e ritenendole connesse e  inammissibili per difetto di specificità, poiché non colgono nel segno. Infatti, i ricorrenti non contestano il primo elemento noto posto a

sostegno della decisione e cioè “il fatto che, per come ammesso dagli stessi convenuti, essi erano al tempo dei fatti legati da un rapporto di convivenza di natura sentimentale e neppure l’altro dato oggettivo  ossia  la quasi contestualità tra l’atto di vendita e la notifica del fermo amministrativo, da cui l’ulteriore presunzione fondata sulla massima di esperienza secondo cui “in una coppia legata da vincolo sentimentale di convivenza i soggetti della relazione comunichino reciprocamente circostanze che riguardano la vita in comune”.

I giudici hanno ritenuto che le predette deduzioni non possono essere superate dal dato assolutamente evanescente secondo cui la convivente, avendo fatto ingresso in Italia molti anni prima, non poteva essere a conoscenza di circostanze della vita personale e patrimoniale dell’intestatario dell’autovettura relative agli anni precedenti.

Su tali premesse la Corte ha respinto il ricorso imputando le spese del giudizio  alla  parte soccombente, stabilendo, inoltre, che  quando l’impugnazione, anche incidentale,  è  respinta integralmente o è dichiarata inammissibile o improcedibile, la parte che l’ha proposta è tenuta a versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione, principale o incidentale. Tale obbligo di pagamento, accertato giudice nel…

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