Il diniego di interpello è impugnabile

Il diniego all’istanza di interpello rilasciato dall’Agenzia delle entrate per la disapplicazione di norme antielusive è impugnabile.
Il principio è contenuto nell’ord. n. 25498/2017 della Cassazione da cui emerge che il diniego all’istanza di interpello con cui l’Amministrazione finanziaria porta a conoscenza  del contribuente il proprio convincimento su un rapporto tributario.
E’ bene ricordare che ogni contribuente può inoltrare per iscritto domande di interpello all’amministrazione finanziaria, che risponde entro centoventi giorni; queste possono riguardare l’applicazione delle norme tributarie a casi concreti e personali, qualora vi siano obiettive condizioni di incertezza sulla corretta interpretazione delle disposizioni stesse. La risposta dell’amministrazione, scritta e motivata, vincola con esclusivo riferimento alla questione oggetto dell’istanza di interpello, e limitatamente al richiedente e, se non perviene  al contribuente entro il termine di cui al comma 1, si intende che l’amministrazione concordi con l’interpretazione o il comportamento prospettato dal richiedente.
Il diniego di interpello disapplicativo
Il diniego disapplicativo è un atto definitivo in sede amministrativa e di natura recettizia con immediata rilevanza esterna che può qualificarsi come un’ipotesi di diniego di agevolazione.
L’art. 19 DLs n. 546/92 contiene l’elenco degli atti impugnabili in ambito tributario. Tale l’elencazione degli atti impugnabili ha natura tassativa, ma non preclude la facoltà di impugnare anche altri atti, ove con gli stessi l’Amministrazione porti a conoscenza del contribuente una ben individuata pretesa tributaria. Tra gli atti impugnabili rientra l’estratto di ruolo è una riproduzione integrale degli elementi contenuti nella cartella di pagamento ed ha valore di prova. Gli estratti di ruolo sono validi ai fini probatori e, in particolare, al fine di individuare per quale tipo di credito agisca l’amministrazione finanziaria (Cass. n. 15315/2017).
Nel caso di specie la società contribuente ha impugnato il diniego di accoglimento di istanza di interpello disapplicativo ex art. 37 bis, co. 8, Dpr n. 600/73, delle norme antielusive. La CTR ha respinto l’appello della società che ha proposto ricorso per cassazione eccependo la violazione dell’art. 19 in merito alla legittima impugnabilità del provvedimento di diniego.
La Corte ha ritenuto che in tema di contenzioso tributario, l’elencazione degli atti impugnabili contenuta nell’art. 19 D Lgs n. 546/92 ha natura tassativa, ma non preclude la possibilità di impugnare anche altri atti se con gli stessi l’Amministrazione porta a conoscenza una specifica pretesa tributaria. Pertanto il contribuente ha la facoltà, non l’obbligo, di impugnare il diniego del direttore regionale delle entrate di disapplicazione di norme antielusive ex art. 37 bis, comma 8, del Dpr n. 600/1973, atteso che lo stesso non è atto ricompreso nel citato art. 19 , ma provvedimento con cui l’amministrazione porta a conoscenza del destinatario un determinato rapporto tributario
I giudici di legittimità hanno ritenuto che nel caso di specie la società contribuente aveva un interesse qualificato a ricorrere avverso un atto che non era solo consultivo, ma aveva una sua lesività, per cui tale risposta all’interpello può incidere sulla condotta del soggetto in ordine alla dichiarazione dei redditi per cui è stata inoltrata l’istanza de quo.
La Corte ha comunque precisato che il diniego è impugnabile ma solo prima della riforma fiscale di cui al D Lgs n. 156/2015.
Alla luce di quanto precede la Corte ha accolto il ricorso della società cassando la sentenza di merito e rinviando la causa ad altra sezione della CTR.
 
In tema di atti impugnabili si ritiene opportuno approfondire l’argomento riguardante l’estratto di ruolo che, al pari del diniego all’interpello, non rientra nell’elenco ex art.. 19. D Lgs n. 546/92.
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