Vale la data di emanazione per l’accertamento anticipato (e non quella della successiva notifica)

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 3 novembre 2017

torna caldo il tema dell'accertamento anticipato: qual è la data da considerare per la corretta notifica: quella di emanazione da parte del funzionario o quella di notifica al contribuente?

Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditateCon l’ordinanza n. 17202 del 12 luglio 2017, la Corte di Cassazione ha confermato che ai fini del rispetto dei 60 giorni previsto dall’art. 12, comma 7, della L. n. 212/2000, vale la data di emanazione dell’atto e non quella della successiva notifica (nel caso di specie, a fronte dell'accesso effettuato dall'Ufficio il 28 ottobre 2009, l'avviso di accertamento era stato sottoscritto il 23 dicembre, ancorché notificato il successivo 28).

Il Collegio ha inteso dare continuità all'orientamento espresso nella sentenza n. 11088/2015, per il quale l’atto impositivo sottoscritto dal funzionario dell'Ufficio (vale a dire "emanato") in data anteriore alla scadenza del termine di cui alla L. n. 212 del 2000, art. 12, c. 7, è illegittimo, per violazione della disciplina del contraddittorio procedimentale, ancorché la relativa notifica al contribuente sia stata effettuata dopo tale scadenza (in senso conforme Cass. sent. n. 5361 del 17/03/2016).

Proprio con detta ultima sentenza (n. 5361/2016), la Corte di Cassazione ha confermato che ai fini del rispetto dei 60 giorni previsto dall’art.12, comma 7, della L. n. 212/2000, vale la data di emanazione dell’atto e non quella della successiva notifica: “Ed invero, questa sottosezione, con sentenza n. 11088/2015 ha di recente chiarito che la violazione del contraddittorio endoprocedimentale garantito dall’art. 12 c.7 I. n. 212/2000 sussiste quando l’avviso di accertamento risulta emesso prima della scadenza dei sessanta giorni dalla data del rilascio del processo verbale di constatazione indipendentemente dalla circostanza che la notifica sia avvenuta successivamente. In questa direzione milita la disposizione di cui all’art. 12, comma 7 della L. 212/2000 che ‘non può essere intesa come equivalente a "non può essere notificato o, comunque, altrimenti portato a conoscenza legale del contribuente". A tali conclusioni si giunge per due ordini di considerazioni. In primo luogo perché la notificazione è una mera condizione di efficacia, e non un elemento costitutivo, dell’atto amministrativo di imposizione tributaria cosicché, quando l’atto impositivo viene notificato, o comunque portato a conoscenza del destinatario, esso è già esistente e perfetto, il che significa che è già stato "emanato"... In secondo luogo, perché … la norma in esame tende a garantire il contraddittorio procedimentale, ossia a consentire al contribuente di far valere le proprie ragioni nel momento stesso in cui la volontà impositiva si forma quando l’atto impositivo è ancora infierì’. Ne consegue che l’Uff