La informativa di presa in carico delle somme da riscuotere è impugnabile dal contribuente?

Commercialista Telematico | Software fiscali, ebook di approfondimento, formulari e videoconferenze accreditateIl quadro normativo

Come si ricorderà a far data dall’1 ottobre 2011 entrava in vigore il regime degli accertamenti esecutivi. Con l’intento di semplificare e, di conseguenza, velocizzare la riscossione, l’art. 29, comma 1, del D.L. n. 78/2010, introduceva , per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico, l’accertamento esecutivo (o “impoesattivo”) con la triplice funzione di atto di accertamento, atto di riscossione e atto di precetto.

A sua volta, l’art. 8, comma 12, del D.L. 2 marzo 2012, n. 16 introduceva, oltre all’allungamento di un anno del termine di decadenza per l’avvio dell’azione esecutiva, l’informativa di avvenuta presa a carico, da parte dell’agente della riscossione, delle somme da riscuotere in ordine all’accertamento notificato.

La disposizione (assunta dal legislatore nel marzo 2012) obbediva ad una esigenza di trasparenza amministrativa, concentrabile nella circostanza che la notizia al contribuente dell’affidamento in carico di somme da riscuotere, agevola il destinatario ad avanzare un piano di rateazione delle stesse e, nel contempo, consente a tutti i protagonisti del rapporto tributario di riscontrare eventuali difetti sviluppatisi nelle maglie operative dell’atto impositivo notificato.

È infatti di palmare evidenza che, sul piano eminentemente pratico e per mero esempio, qualora erroneamente si ritenesse avvenuta la notificazione dell’accertamento esecutivo, la prima manifestazione della pretesa impositiva nei confronti del contribuente potrebbe di fatto essere un atto dell’Agenzia Entrate-Riscossione (ex Equitalia).

Alla luce di queste considerazioni, si può altresì comprendere quanto sia stata opportuna l’introduzione, nella normativa tributaria vigente, dell’informativa de qua; si può, infatti, ritenere che il legislatore abbia voluto prevedere un mezzo che possa dare “traccia” delle attività erariali avviate nei confronti del contribuente in buona fede ovvero del soggetto erroneamente ritenuto destinatario della corretta notificazione di un atto esecutivo.

Del resto, la relazione illustrativa, inerente alla normativa trattata, afferma che il contenuto della nuova informativa riguarda “solo la mera circostanza dell’affidamento in carico e prescinde da ogni riferimento al contenuto sostanziale dell’atto” ed ancora che “tale adempimento è evidentemente finalizzato ad aiutare i debitori a prendere familiarità con il nuovo meccanismo di imposizione/riscossione”.

L’art. 8, c. 12, del D.L. n. 16/2012 (modificando l’art. 29, c. 1, del D.L. n. 78/2010) alla lettera b) aggiungeva che “l’agente della riscossione, con raccomandata semplice spedita all’indirizzo presso il quale è stato notificato l’atto di cui alla lettera a), informa il debitore di aver preso in carico le somme per la riscossione” mentre, alla lettera c), integrava il periodo esistente con le parole “e l’agente della riscossione non invia l’informativa di cui alla lettera b)”, escludendo così espressamente l’inoltro dell’informativa nel caso di scelta dell’impositore in favore dell’opzione operativa basata sul fondato pericolo per il buon esito della riscossione.

La natura e la portata della norma

Da tali contenuti appare la rilevanza meramente interna che assume l’affidamento in carico delle somme da riscuotere, quale strumento fermo nel “binario” del rapporto tra Agenzia delle Entrate ed Agenzia Entrate-Riscossione.

La descritta natura interna dell’affidamento in carico sembrarono, sin dal primo momento, poter escludere l’impugnabilità della informativa anche alla luce di una interpretazione estensiva dell’art. 19 del D.Lgs n. 546/1992.

La conclusione , che come vedremo ha trovato il conforto della giurisprudenza, risiede anche nella circostanza che se si volesse argomentare sulla impugnabilità dell’informativa bisognerebbe assumere nella stessa la natura di atto provvedimentale ovvero la funzione tipica del…

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