Il maggior valore accertato ai fini dell’imposta di registro non rileva sulle imposte dirette, neanche per il passato

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 26 giugno 2017

la Cassazione continua a recepire la norma che prevede la non automaticità dell'accertamento sull'imposta di registro per calcolare eventuali plusvalenze non dichiarate ai fini delle imposte sui redditi

accertamento-e-processo-tributario-corso-roma-iv-trimestre-2017Con la sentenza n. 13571 del 30 maggio 2017, la Corte di Cassazione ritorna sulla questione relativa alla plusvalenza reddituale, determinata solo sulla rettifica del maggior valore accertato ai fini dell’imposta di registro.

Fatti di causa

L’impugnazione investe l'avviso di accertamento notificato ai fini Irpef in relazione alla plusvalenza realizzata per la cessione di un terreno edificabile: plusvalenza calcolata prendendo in considerazione il valore accertato ai fini dell'imposta di registro.

Ragioni della decisione

Per la Corte, “l'illegittimità della determinazione della base imponibile sulla base del valore separatamente determinato dall'ufficio ai fini dell'applicazione dell'imposta di registro, discende … dallo ius superveniens rappresentato dal d.lgs. 14 settembre 2015, n. 147, il quale all'art. 5, comma 3, prevede che «gli articoli 58, 68, 85 e 86 del testo unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, e gli articoli 5, 5-bis, 6 e 7 del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446, si interpretano nel senso che per le cessioni di immobili e di aziende nonché per la costituzione e il trasferimento di diritti reali sugli stessi, l'esistenza di un maggior corrispettivo non è presumibile soltanto sulla base del valore anche se dichiarato, accertato o definito ai fini dell'imposta di registro di cui al decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1986, n. 131, ovvero delle imposte ipotecaria e catastale di cui al decreto legislativo 31 ottobre 1990, n. 347”.

La Corte intende dare continuità al princip