Novità 2017 in materia di depositi IVA

Il sistema dei depositi IVA, disciplinato dall’art. 50-bis del D.L. 30 agosto 1993, n. 331, è finalizzato a evitare che ai beni comunitari venga riservato un trattamento fiscale meno favorevole rispetto a quello previsto per i beni provenienti da Paesi terzi, che possono essere introdotti in depositi appositamente costituiti ai fini doganali senza pagamento dell’imposta fino al momento della loro importazione.
I depositi IVA agevolano quindi gli scambi di beni in ambito intracomunitario, rendendo possibile trasferire la merce da un Paese membro all’altro evitando di assoggettare ad imposta i singoli passaggi. Ove dovuta, l’IVA verrà assolta dall’acquirente finale al momento dell’estrazione dei beni dal deposito.
Per effetto delle novità recentemente introdotte dal D.L. 22.10.2016, n. 193 (convertito dalla legge 01.12.2016, n. 225), a partire dal 01.04.2017:

sono state ampliate le possibilità di ricorrere all’istituto, grazie all’eliminazione dei limiti soggettivi in relazione ai destinatari delle cessioni, nonché dei limiti oggettivi relativi alle categorie di beni ammessi;

sono state modificate le procedure per l’estrazione dei beni dal deposito, al fine di contrastare i fenomeni di frode.

In primo luogo, è ora possibile effettuare cessioni di beni senza applicazione dell’IVA anche nei confronti di operatori nazionali, previa immissione in un deposito IVA.
Con il venir meno del limite oggettivo, inoltre, gli operatori nazionali potranno cedere beni di qualsiasi tipo ad altri operatori nazionali, senza addebito dell’IVA, alla sola condizione di introdurre fisicamente le merci cedute nei depositi.
Sono state inoltre diversificate, secondo la provenienza dei beni, le modalità di assolvimento dell’imposta (con particolare riferimento alle regole per l’estrazione dei beni che si trovavano già in Italia all’atto dell’introduzione nel deposito).
Condizioni oggettive
La materia dei depositi IVA è circoscritta a un ambito di interesse specialistico all’interno della disciplina italiana del tributo, ma si coordina con la rete di disposizioni che regolano il sistema IVA a livello sovranazionale comunitario.
La traccia per orientarsi sul funzionamento del sistema dei depositi è fornita dalla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 12/E del 24.03.2015 n. 12, nella quale viene osservato che:

i depositi IVA sono luoghi fisici situati nel territorio dello Stato italiano, all’interno dei quali la merce viene introdotta, staziona, e poi viene estratta;

essi consentono che, per determinate operazioni, l’IVA dovuta venga assolta dall’acquirente finale solo al momento dell’estrazione dei beni, con il meccanismo dell’inversione contabile (reverse charge).

Hanno assunto la qualifica di depositi IVA, tra gli altri, i seguenti depositi già autorizzati dall’autorità doganale:

magazzini generali,

depositi franchi;

unti franchi gestiti dalle imprese munite di autorizzazione;

depositi fiscali per i prodotti soggetti ad accisa;

depositi doganali, compresi i depositi per la custodia e la lavorazione delle lane.

Possono essere introdotti e custoditi nei depositi IVA i beni nazionali e comunitari, non destinati alla vendita al minuto durante la loro giacenza nel deposito.
Possono essere introdotti in deposito IVA anche beni provenienti da Paesi terzi, purché previamente immessi in libera pratica (devono aver perso lo status di merce non comunitaria e acquisito quello di merce comunitaria).
L’immissione in libera pratica di beni destinati ad essere introdotti in un deposito IVA non costituisce un’importazione in sospensione di imposta, bensì un’importazione con IVA differita al momento in cui le merci saranno estratte dal deposito per essere commercializzate in Italia, con assolvimento del tributo da parte dei soggetti passivi tramite reverse charge.
In forza dell’art. 7 del D.L. 13.05.2011, n. 70 (…

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