Consulenza tecnica nel processo tributario, facoltà delle parti e travalicamento del mandato peritale

di Antonino Russo

Pubblicato il 18 gennaio 2017

anche nel processo tributario è ammissibile (se ritenuta necessaria dal giudice) la consulenza tecnica d'ufficio: in questo articolo facciamo il punto sulle modalità di svolgimento di tale consulenza e sui rischi di travalicamento del'incarico peritale conferito dal giudice
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La facoltà di disporre la consulenza tecnica rientra (in virtù di quanto disposto dall’art. 7 c. 2, del D.Lgs n. 546/92) tra i poteri istruttori delle Commissioni tributarie e costituisce un mezzo estremamente valido con cui il giudice, nella fase istruttoria, acquisisce od integra specifiche cognizioni tecniche o "specialistiche" che gli mancano e che comunque sono necessarie alla decisione della controversia.

La consulenza tecnica, pur generalmente finalizzata alla integrazione delle conoscenze del giudice, pur non potendosi precipuamente configurare come un mezzo di prova (v. Cass. nn. 4720/96, 132/96 e 11133/95), rappresenta un procedimento istruttorio di integrazione1, in quanto se normalmente costituisce un mezzo di valutazione, sotto il profilo tecnico-scientifico, di dati già acquisiti, può in alcuni casi assurgere a fonte oggettiva di prova come strumento di accertamento e di descrizione di fatti, senza che ciò comporti il venir meno dell'onere della prova (Cass. n. 132/96). In altre parole la consulenza tecnica va annoverata tra i mezzi di istruzione probatoria in senso lato2, in quanto non può essere disposta per la ricerca delle prove che le parti hanno l’onere di fornire o per ovviare alle carenze probatorie imputabili alle parti stesse (cfr. Cass. nn. 26151/2011, 15219/2007, Trib. Varese, 14-01-2012)3, non perseguendo, almeno in modo diretto, lo scopo di provare (e, perciò, di accertare) i fatti controversi; detto in altre parole, il consulente tecnico per il giudice costituisce strumento di valutazione dei fatti acquisiti in causa e non di acquisizione alla causa delle fonti di prova (Cass. n. 11555/2016)

Nell’attuale processo tributario, la disciplina della consulenza tecnica è sostanzialmente mutuata dal rito civile, limitatamente agli artt. da 61 a 64 e da 191 a 197 c.p.c., mentre non trovano applicazione gli artt. da 198 a 200 c.p.c., “non essendo ammissibile un tentativo di conciliazione delle parti operato dal consulente tecnico d’ufficio, stante l’apposita disciplina dell’istituto della conciliazione giudiziale completamente delineato dall’art. 48” del D.Lgs. n.