Controllo a distanza dei lavoratori e tutela della privacy

Pubblicato il 30 settembre 2016

l’installazione di strumenti di sorveglianza con la possibilità di controllo a distanza dei lavoratori può essere utile ai fini della tutela del patrimonio aziendale e della sicurezza sul lavoro, ma può creare problemi per quanto riguarda la tutela della privacy del lavoratore

taci1La tutela del patrimonio aziendale, le motivazioni tecnico – produttive e la sicurezza sul lavoro sono esigenze degne di interesse, dal punto di vista dell’imprenditore.

Su questo non c’è dubbio.

Se però queste tutele si intersecano con l’installazione di strumenti di sorveglianza con la possibilità di controllo a distanza dei lavoratori, dobbiamo fermarci e adempiere agli obblighi previsti dalla norma.

In queste situazioni, infatti occorrerà sottoscrivere preventivamente un accordo con le organizzazioni sindacali interne o, in mancanza, richiedere apposita autorizzazione alla DTL competente per territorio.

Ma quando si parla di controllo a distanza dei lavoratori?

Il nuovo dettato normativo (art. 23 del D.Lgs. n. 151/2015) ha cercato di “tenere il passo” con le nuove tecnologie e con i progressi dell’informatica.

Oggi, infatti, esistono strumenti che consentono di controllare da remoto l’attività lavorativa e i lavoratori in maniera ben più incisiva e stringente rispetto alle vecchie telecamere che, in passato, hanno tanto preoccupato il legislatore.

Il progresso tecnologico, da una parta è sicuramente un bene, ma dall’altra, genera problematiche applicative di non facile risoluzione in quanto si tratta di soddisfare congiuntamente l’esigenza dell’azienda senza dimenticarsi di tutelare la privacy dei lavoratori.

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