La notifica del ricorso di primo grado: l’uso della busta anziché del plico

Ricorso
Nel processo tributario, all’evidente scopo di semplificarne lo svolgimento, il ricorso di primo grado, può essere proposto anche mediante semplice spedizione alla controparte dell’atto “in plico raccomandato senza busta con avviso di ricevimento”, con effetti dalla data di spedizione. La Corte di Cassazione, sez. tributaria, con la Sent. n. 10481/2003, ha disatteso l’orientamento giurisprudenziale, in materia di notifiche a mezzo posta, favorevole all’inammissibilità del ricorso presentato alla Commissione tributaria, a mezzo del servizio postale, in busta chiusa. La Suprema Corte ha, infatti, stabilito che l’uso della busta anziché del plico costituisse mera irregolarità.
Secondo la successiva Sent. n. 29290/2008 della Corte di Cassazione la spedizione mediante consegna all’ufficiale postale in busta chiusa costituisce una mera irregolarità, salvo che il contenuto della busta non sia contestato dal destinatario. Nel processo tributario, la spedizione del ricorso o dell’atto d’appello a mezzo posta in busta chiusa, pur se priva di qualsiasi indicazione relativa all’atto in esso racchiuso anziché in plico senza busta come previsto dall’art. 20 del D.Lgs. n. 546/1992, costituisce una mera irregolarità se il contenuto della busta e la riferibilità alla parte non siano contestati, essendo, altrimenti, onere del ricorrente o dell’appellante (Cass. 04-07-2014 n.15309 sez. T).
La notificazione dell’appello a mezzo posta in busta chiusa non comporta inesistenza della notificazione bensì semplice irregolarità sanabile con la costituzione in giudizio della controparte (Cass., Sent. 11 gennaio 2005, n. 333). La giurisprudenza di legittimità ha chiarito che:
– il vizio della notificazione postale con busta chiusa, anziché del plico, “costituisce una mera irregolarità se… il contenuto della busta e la riferibilità alla parte non siano contestati…” (Cass. Sent. nn. 8172/2011, 19519/2011, 30747/2011, 966/2013, 9576/2013, 18252/2013 e 23117/2013) – in questa ipotesi, ha precisato la Suprema Corte, per la valutazione della tempestività dell’invio postale, fa fede la data di spedizione (Cass. Sent. nn. 3146/2011, 8172/2011, 30747/2011 e 9576/2013);
– laddove, invece, la controparte costituita contesti il contenuto della busta e la riferibilità dell’invio al notificante, è onere del ricorrente dare la prova dell’infondatezza della contestazione formulata.
Si intende ugualmente notificato alla data di spedizione (per il notificante) e non a quella di ricezione dello stesso da parte del destinatario, il ricorso tributario spedito all’interno di una busta chiusa, anziché tramite plico senza busta. La regola del doppio termine di perfezionamento della notifica (spedizione per il notificante e ricezione per il destinatario) è principio generale applicabile al processo tributario e non c’è motivo di discostarsi dallo stesso, anche nel caso in cui il ricorso sia disposto all’interno di una busta chiusa, anziché in plico. La prescrizione relativa all’invio in piego senza busta è volta esclusivamente a conferire certezza, in ordine all’individuazione dell’atto notificato. Per cui, ove nessuna contestazione sia sollevata dal destinatario circa l’effettiva corrispondenza tra l’atto contenuto nella busta e l’originale depositato ai sensi dell’art. 22, non vi è ragione per non applicare il principio del doppio termine di notifica, individuando il perfezionamento principio del doppio termine di notifica individuando il perfezionamento della stessa, per quanto concerne il decorso dei termini per il notificante, alla data di spedizione, anziché a quella di ricezione (Corte di cassazione sentenza n. 9820 del 13 maggio 2016).
La normativa che prescrive la spedizione diretta del ricorso a mezzo di plico ha la evidente ragione di evitare ogni contestazione in ordine alla identità del ricorso, che potrebbe sorgere ove fosse spedito in busta chiusa, e ciò perché, dato il tipo di …

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