Brexit, and now?


brexitAnche stamattina le prime pagine dei giornali sono occupate dal “brexit”, dall’esito del referendum che porterà il Regno Unito fuori dall’Unione europea. Gli effetti sull’economia si stanno facendo vedere nei pesanti crolli di borsa registrati ieri. E nella volatilità del mercato valutario.

Quali sono gli effetti immediati per chi lavora col Regno Unito dopo il referendum?

Partiamo dal fisco e dalle problematiche IVA: il Regno unito è ancora formalmente parte della Comunità Europea, dato che le procedure di uscita dureranno qualche tempo (al massimo 2 anni secondo le indicazioni date ieri dai responsabili degli uffici della Comunità).

Oggi, la prossima settimana, per tutta l’estate, gli scambi commerciali col Regno Unito continueranno ad essere trattati come le altre operazioni intracomunitarie. La speranza è che la prevedibile uscita del Regno unito dal sistema intracomunitario avvenga in modo da non gravare sugli operatori.

Forse la gestione dei modelli Intra è il problema più immediato per il mondo imprenditoriale e professionale, in quanto le operazioni commerciali non si fermano per l’esito del referendum. Da questo punto di vista almeno per l’estate e le prossime scadenze non appaiono problemi operativi.

L’effetto più visibile è quello del terremoto valutario: il crollo della quotazione della Sterlina era atteso in caso di uscita, ma anche l’euro è in fase di calo rispetto alle altre valute. Per chi opera con l’estero probabilmente sarà un’estate problematica dal punto di vista dei prezzi e della volatilità delle monete.

Dal punto di vista contabile gli effetti saranno visibili nei bilanci di fine anno nella voce “utili/perdite su cambi”.

Un esempio pratico può essere il turismo essendo l’Italia un paese a forte vocazione turistica: è possibile che i turisti inglesi possano avere una capacità di spesa minore se la Sterlina continuerà a deprezzarsi rispetto all’Euro, come appare prevedibile.

Le banche inglesi

L’altro grande effetto sarà quello che pesa sul mondo bancario: la piazza bancaria londinese uscirà dallo spazio europeo. E’ probabile che le grandi banche internazionali ridurranno il personale impiegato a Londra e che si sposteranno verso città dell’area Euro (le più accreditate sono Francoforte, Parigi e Dublino).

Per gli italiani che detengono conti in Inghilterra al momento non cambierà nulla, salvo il deprezzamento della sterlina nei confronti dell’Euro. Eventuali obblighi fiscali come il quadro RW rimarranno invariati in quanto legati al possesso da parte di contribuenti italiani di disponibilità all’estero a prescindere.

Le conseguenze del referendum saranno più evidenti sul medio-periodo, ma oggi è quasi impossibile capire cosa ci aspetta. Quando il Regno Unito lascerà l’Unione Europea verrà colpito l’interscambio commerciale: il mondo imprenditoriale italiano che commercia con la Gran Bretagna dovrà aspettarsi maggiori costi sulle transazioni.

Senza notizie su come verrà gestita questa uscita è comunque oggi impossibile fare previsioni. Sicuramente oggi il sentiment (per usare un anglicismo) è negativo sul futuro delle relazioni commerciali.

Anche i corsi borsistici e l’andamento dei mercati valutari dovranno stabilizzarsi ed assorbire lo shock dell’esito referendario.

25 giugno 2016

Luca Bianchi


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