TARI: il Comune può disporre riduzioni

L’IFEL – Fondazione ANCI, con le risposte fornite il 15 aprile scorso, ha affermato che rientra nelle facoltà dei Comuni la previsione di ulteriori riduzione della TARI rispetto a quelle previste dalla normativa vigente; in sostanza se il Comune lo ritiene opportuno può decidere di ridurre la TARI per determinate attività economiche che , per esempio, si impegnano a non posizionare le slot machine nei propri locali.
Di rilievo sono i chiarimenti forniti in merito anche ai termini di prescrizione dell’attività accertamento e riscossione coattiva della TARI e le ipotesi di smaltimento di rifiuti assimilati a quelli urbani con possibilità di non far pagare il tributo.
La TARI: le ultime novità dalla legge di Stabilità 2016
La TARI (tassa rifiuti), destinata a finanziare integralmente i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, posta a carico dell’occupante, è stata introdotta nell’ordinamento tributario locale, quale componente della IUC, dalla Legge 27 dicembre 2013, n. 147, che ne detta la disciplina all’art. 1, dal comma 641 al comma 668.
Il comma 650, precisa che la TARI è corrisposta in base a Tariffa, commisurata ad anno solare, e il successivo comma 651, dispone che il Comune nella commisurazione della Tariffa tiene conto dei criteri determinati con il Regolamento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.
Questo Decreto, conosciuto più comunemente come “metodo normalizzato”, detta le regole ed i criteri di determinazione della Tariffa e, nel suo allegato 1, individua i costi da coprirsi ed i coefficienti di attribuzione, sia per la quota fissa che per quella variabile, alle utenze domestiche e non domestiche.
Poiché il “metodo normalizzato”, nella sua pratica attuazione, è risultato di difficile applicazione, il legislatore, al comma 652, dell’articolo 1, della Legge n. 147/2013, ha previsto che il Comune, in alternativa ai criteri dettati dal “metodo normalizzato” e nel rispetto del principio “chi inquina paga”, sancito dall’art. 14, della Direttiva 2008/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 novembre 2008, relativa ai rifiuti, può commisurare la Tariffa alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte nonché al costo del servizio sui rifiuti.
Le tariffe per ogni categoria o sottocategoria omogenea sono determinate dal Comune moltiplicando il costo del servizio per unità di superficie imponibile accertata, previsto per l’anno successivo, per uno o più coefficienti di produttività quantitativa e qualitativa di rifiuti.
Circa i coefficienti di produttività previsti dal “metodo normalizzato”, al fine di semplificarne l’applicazione, il legislatore aveva disposto, per il biennio 2014-2015, che i Comuni potevano derogare i minimi e i massimi di alcuni coefficienti nella misura del 50%, ed escludere l’applicazione di un altro coefficiente.
In particolare l’ultimo periodo del comma 652, dell’articolo 1, della Legge 147/2013, per il citato biennio, aveva previsto che i Comuni, nella determinazione della Tariffa rifiuti, potevano derogare i minimi e massimi del coefficiente potenziale di produzione per l’attribuzione della parte fissa e della parte variabile alle utenze non domestiche e per l’attribuzione della parte variabile alle utenze domestiche ed, inoltre, di non applicare il coefficiente di adattamento per superficie e numero dei componenti del nucleo familiare per l’attribuzione della parte fissa alle utenze domestiche.
Su quest’ultima disposizione è intervenuta la legge di Stabilità 2016, che, con l’art. 1, comma 27, ha semplicemente prorogato di un ulteriore biennio, 2016 – 2017, la citata disposizione.
Lo stesso comma 27, ha altresì differito al 2018, l’obbligo per i Comuni, disciplinato dal comma 653, dell’articolo 1, della Legge n. 147/2013, prima previsto a decorrere…

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