Revoca e rinuncia al mandato ad litem del difensore nel processo tributario

CTverti1. Premessa

Il mandato difensivo, intercorso tra l’assistito ed il professionista, può cessare per volontà di una delle parti e la conclusione di tale rapporto avviene mediante revoca o rinuncia alla procura ad litem qualora il recesso sia posto in essere, rispettivamente, dal cliente o dal difensore.

La disciplina di tale forma estintiva è rinvenuta, principalmente, nell’art. 85 c.p.c. e, per taluni aspetti di carattere sostanziale, nell’ art. 2237 c.c..

Il contenuto letterale dell’art. 85 c.p.c. adotta, non a caso, la locuzione “procura rilevando implicitamente la natura unilaterale di detto atto, a differenza della bilateralità insita nella natura del “mandato che consiste nel contratto con il quale una parte si obbliga nei confronti di un’altra al compimento di un’attività giuridica; in effetti, la procura riguarda l’aspetto esterno, teso a rendere noto ai terzi che un determinato soggetto è dotato dei poteri di esplicare un’attività giuridicamente rilevante con effetti imputabili al soggetto che tali poteri ha conferito.

Oltre queste premesse, va sottolineata la differenza che si evidenzia nel raffronto tra la disciplina processuale della rinuncia e della revoca della procura alle liti e quella analoga per il compimento di atti di diritto sostanziale. Infatti – mentre quest’ultima fonte prevede che chi ha conferito i poteri può revocarli (e chi li ha ricevuti, dismetterli) con efficacia immediata – in ambito processuale, invece e per le ragioni che si spiegheranno a breve, né la revoca né la rinuncia privano il difensore della capacità di compiere o di ricevere atti, se non sono accompagnati dalla sua sostituzione.

Conformemente alle affermazioni del giudice di legittimità (Cass.civ. n. 10643/1997) la ragione di tale diversa disciplina risiede nel fatto che, con la procura alle liti, la parte non attribuisce al procuratore dei poteri da lei liberamente determinati, ma si limita a designare il procuratore cui attribuire lo ius postulandi, ossia un insieme di poteri già predeterminati dalla legge processuale.

2. Cenni sulla forma della revoca e della rinuncia alla procura

La revoca della procura è quel negozio unilaterale, a forma libera, con cui il rappresentato priva di efficacia la procura precedentemente conferita. La revoca può essere espressa o tacita a seconda che la volontà di revocare risulti direttamente ovvero risulti da un comportamento incompatibile con la volontà di mantenere in vita il potere rappresentativo (es. personale compimento dell’affare). La libertà della forma di cui si sta argomentando (e quindi l’ammissibilità della revoca e della rinuncia della procura anche per facta concludentia) impongono tuttavia il raggiungimento di determinati elementi di sufficienza: ad esempio, non è la sola assenza del difensore dalle udienze a far ritenere cessato il rapporto tra la parte e il difensore. Parimenti, la revoca “per facta concludentia” è corretta nel caso in cui la parte, che abbia la qualità necessaria per esercitare l’ufficio di difensore, decida di costituirsi in giudizio personalmente, nonostante abbia in precedenza conferito mandato alle liti ad altro difensore (Cass. civ. n. 19331/2014).

Certo è però che la rinuncia al mandato non può né deve essere manifestata in maniera poco chiara e tale da non essere perfettamente comprensibile da chi la riceve. Da notare, comunque, che gli ordini professionali impongono un certo rigore comportamentale, tant’è che la rinuncia infatti deve formare oggetto di una precisa, ampia e puntuale comunicazione ad hoc, che ponga il destinatario in grado di intenderne completamente il significato e le derivanti conseguenze (così Cons. Naz. Forense 30 novembre 1993, n. 158)1. A riprova della necessità della chiarezza che deve essere afferente alla rinuncia/revoca del mandato, può citarsi la conclusione assunta dalla recente sentenza della Cassazione n. 10196 del 19 maggio 2015, secondo cui la nomina,…

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