Società a ristretta base proprietaria ed erogazione di dividendi: il Fisco deve dimostrare e il contribuente può provare il contrario

di Roberto Pasquini

Pubblicato il 16 marzo 2016

spetta all’Amministrazione Finanziaria, da una parte, provare l’effettivo incasso e dall’altra parte la contribuente può fornire comunque prove contrarie; l'articolo contiene utili spunti processuali per la difesa in contenzioso con l'Agenzia delle Entrate

wallctCon l’ordinanza n. 923 del 20 gennaio 2016 (ud. 9 dicembre 2015) la Cassazione torna ad affrontare la sempreverde questione della presunzione di distribuzione degli utili (in nero) nelle società a ristretta base azionaria.

Il fatto

La CTR di Napoli ha respinto l'appello dell'Amministrazione Finanziaria contro la sentenza della CTP di Napoli che aveva accolto il ricorso della contribuente ed ha così annullato l'avviso di accertamento con cui era stato imputato alla ricorrente la quota del reddito accertato in capo ad una SRL, di cui era stata socia al 50% del capitale, in ragione della presunzione di avvenuta distribuzione ai soci del maggior guadagno, presunzione derivante dall'essere la compagine societaria caratterizzata da una ristretta base sociale.

La predetta CTR (dopo avere dato atto che l'Ufficio aveva gravato la sentenza impugnata sostenendo che la produzione da parte della contribuente dei propri estratti conto bancari non poteva vincere la presunzione a favore dell'Erario ma soltanto dimostrare che "i flussi finanziari non sono transitati per quei conti") ha motivato la decisione nel senso che, sebbene l'accertamento in capo alla società "produca effetti riflessi anche nei confronti dei soci", necessitava purtuttavia una "completa e corretta acquisizione di elementi di prova dai quali sia agevole ricavare che l'utile extra-bilancio ... sia stato di fatto distribuito ai soci", escludendosi i "semplici automatismi accertativi".

Nel caso de quo, l'Agenzia appellante “non aveva documentato che la R. avesse di fatto incassato la quota dei maggiori ricavi corrispondente alla sua quota sociale, la contribuente aveva - per contro - prodotto in atti prove sufficienti a dimostrare di non avere giammai ricevuto gli utili extracontabili, e cioè: movimenti bancari personali e del coniuge a partire dal 2005; estratti conto bancari donde risultava l'assenza di qualsiasi movimentazione finanziaria di importi consistenti; relazione di notaio attestante che il patrimonio della ricorrente non aveva subito in quegli anni alcun incremento; denuncia-querela nei confronti dell'amministratore unico della società”.

La posizione della Corte

Cosi ricostruito il fatto, vediamo la posizione assunta dalla Corte.

Dato comunque per presupposto presente la ristretta base sociale, il giudicante (osserva la Corte)ha fatto certamente uso dei propri poteri di selezione delle fonti di prova e di libero convincimento allorchè ha raffrontato il difetto, a carico dell'Ufficio appellante, di elementi positivi di dimostrazione dell'avvenuta distribuzione (ulteriori, ovviamente, rispetto alla presunzione) con l'avvenuta integrazione di fonti di prova 'sufficientemente valide' da parte della contribuente, e cioè quelle che sono state dettagliate nelle premesse della presente relazione”.

In questo quadro ricostruttivo della ratio decidendi adottata dal giudice del merito, non convince la censura formulata dall’Amministrazione Finanziaria di violazione di legge, “perchè essa … chiede alla Corte di accertare che la prova, alla luce della quale il giudicante si è orientato ai fini di ritenere integrato l'onere probatorio gravante sulla