Valutazione d’azienda e base informativa: le indicazioni dei Principi Italiani di Valutazione

Pubblicato il 29 marzo 2016



In fase di valutazione d'azienda il perito deve partire da una valida base informativa, dato che la stessa rappresenta uno dei fondamentali elementi capaci di incidere sulla qualità di una valutazione: ecco le novità dopo l'aggiornamento dei Principi di Valutazione

logo organismo italiano di valutazioneIl processo di formazione e apprezzamento della base informativa rappresenta uno dei fondamentali elementi capaci di incidere sulla qualità di una valutazione. Parallelamente, la piena comprensione della validità e dei limiti di una valutazione non può prescindere da una precisa indicazione della base informativa utilizzata.

Proprio per questo motivo i Principi Italiani di Valutazione dedicano ampio spazio all’argomento.

In questo contributo ne vengono illustrate le indicazioni principali.

 

BASE INFORMATIVA E VALUTAZIONE D’AZIENDA:
LE INDICAZIONI DEI PRINCIPI ITALIANI DI VALUTAZIONE

Il processo di formazione e apprezzamento della base informativa rappresenta uno dei fondamentali elementi capaci di incidere sulla qualità di una valutazione.

Parallelamente, la piena comprensione della validità e dei limiti di una valutazione non può prescindere da una precisa indicazione della base informativa utilizzata. Proprio per questo motivo i Principi Italiani di Valutazione dedicano ampio spazio all’argomento.

In questo contributo ne vengono illustrate le indicazioni principali.

 

I Principi Italiani di Valutazione (PIV)

L’Organismo Italiano di Valutazione (OIV), nel mese di giugno 2015, ha emanato i Principi Italiani di Valutazione (PIV). La loro applicazione avrà decorrenza dal 1° gennaio 2016.

L’adesione ai PIV, al momento, è su base volontaria (a differenza di quanto accade, ad esempio, con i principi OIC, la cui adozione integra a tutti gli effetti la normativa civilistica relativa alla redazione del bilancio d’esercizio) e dovrà essere appositamente dichiarata da parte dall’esperto valutatore nell’ambito
della propria relazione (1).

I PIV, oltre a rappresentare l’eccellenza di quanto elaborato dalla dottrina aziendalistica e finanziaria italiana degli ultimi anni, risultano in linea con i principi emanati a livello internazionale dall’International Valuation Standards Council e contenuti negli International Valuation Standars (IVS).

Si propongono pertanto quali autorevoli linee guida per l’attività del professionista incaricato di svolgere attività di stima e valutazione nel
contesto italiano.

Il loro obiettivo principale consiste nel tentativo di ridurre i margini di discrezionalità del valutatore, garantendo maggiore omogeneità circa l’approccio metodologico della stima.

Una maggiore uniformità del procedimento tramite cui deve essere individuata la soluzione del problema valutativo consentirà certamente più elevati standard qualitativi e di riflesso una migliore tutela per tutti gli stakeholders, con particolare riguardo ai casi in cui la perizia di stima è richiesta dalla legge in occasione di determinate
operazioni (conferimenti, fusioni, trasformazioni, ecc.).

 

La base informativa

La qualità di una valutazione, in parte, è certamente funzione della base informativa utilizzata.

Notevole attenzione, difatti, viene posta dai PIV proprio sulla base informativa – definita quale “insieme delle informazioni (storiche e prospettiche) necessarie allo svolgimento dell’incarico, tenuto conto dell’incarico ricevuto dall’esperto, della data della valutazione, della configurazione di valore ricercata e della finalità della valutazione” – la cui costituzione rappresenta la prima fase del processo valutativo.

In particolare, i PIV individuano cinque tipologie di incarichi esperibili da parte di un professionista nel campo della valutazione, cui consegue, tra l’altro, una
diversa ampiezza delle attività da compiere con riferimento alla formazione e all’apprezzamento della base informativa da utilizzare. Le tipologie, in estrema sintesi, vengono identificate nelle seguenti:

a) valutazione (cosiddetta “valutazione piena”, che si articola in cinque processi consistenti in: formazione ed apprezzamento della base informativa; svolgimento dell’analisi fondamentale; individuazione del metodo di stima; apprezzamento dei fattori di rischio; costruzione di una sintesi valutativa);

b) parere valutativo (svolgimento solamente parziale rispetto all’intero processo di valutazione piena di cui al punto precedente, con limitazione di indagine della base informativa e conseguente limitazione della responsabilità professionale);

c) parere di congruità (giudizio parziale di una determinazione già assunta o ipotizzata);

d) calcolo valutativo (mera esecuzione di un calcolo del valore di attività e/o passività);

e) revisione di un lavoro di un altro esperto (revisione di valutazioni, pareri valutativi o pareri di congruità già predisposti).

A seconda del caso specifico, l’esperto dovrà compiere un lavoro più o meno articolato ed approfondito, variando l’estensione della base informativa da acquisire (massima per la valutazione, con limitazioni di vario grado per le altre tipologie), nonché l’intensità e le modalità delle analisi da compiere sulla stessa, anche al fine di contemperare la responsabilità professionale propria dell’incarico ricevuto.

Di estrema rilevanza appare inoltre la precisazione formulata nell’ambito del commento al principio I.4.3, laddove si escludono dal perimetro del processo valutativo – e dall’ambito di operatività dei PIV – le attività di verifica tecnica e asseverazione dei dati costituenti la base informativa. 

Lo svolgimento di eventuali attività di accertamento/revisione dovrà pertanto seguire gli specifici standard elaborati in relazione a esse, anche qualora siano affidate allo stesso professionista incaricato della valutazione.

I requisiti fondamentali che la base informativa deve possedere sono:

  • completezza – la base informativa può definirsi completa quando non risultino mancare informazioni rilevanti ai fini della valutazione
    In caso di criticità presenti nella base informativa, l’esperto dovrà identificare quali sono le informazioni a cui non ha avuto accesso, i conseguenti impatti sulla ragionevolezza della stima e valutare attentamente se le limitazioni incontrate siano tali da impedirgli di redigere una valutazione o anche un parere valutativo.
    Peraltro, proprio al fine di garantire la corretta assunzione di informazioni da parte del perito, l’adesione ai PIV (principio I.5.1) impone di non accettare incarichi in cui vi sia una remunerazione incompatibile con i costi necessari ad acquisire una completa base informativa o con i tempi richiesti per la consegna
    dell’elaborato finale;
  • coerenza – questo carattere si articola a sua volta in più declinazioni: coerenza interna tra i vari input informativi; coerenza tra base informativa a disposizione e metodica di stima prescelta; coerenza tra base informativa e configurazione di valore da adottare; coerenza, infine, con la finalità della stima;
  • obiettività e attendibilità – la base informativa deve comprendere le migliori informazioni acquisibili alla data di riferimento della valutazione e superare il vaglio critico dell’esperto, improntato al cosiddetto professional skepticism, in merito all’adeguatezza del suo livello di obiettività, affidabilità e veridicità.

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di Marco Billone e Tommaso Ridi

 

NOTE

Nota 1 

L’adesione ai PIV comporta anche l’accettazione delle previsioni del Code of Ethical Principles for Professional Valuers emanato dall’International Valuation Standards Council e richiede inoltre che l’esperto dichiari espressamente la propria competenza in relazione alla valutazione richiesta.

 

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