La riattribuzione delle ritenute per i soci degli studi professionali associati

Gli studi associati hanno la possibilità di utilizzare in compensazione le ritenute d’acconto attribuite a ciascun associato, risultate eccedenti rispetto all’Irpef da essi dovuta, attraverso un meccanismo di riattribuzione delle ritenute.
L’imputazione delle ritenute d’acconto per “trasparenza” agli associati può generare un credito in capo agli stessi creando così una situazione non equilibrata in cui il singolo associato vanta un credito verso l’Erario – il cui rimborso arriverà solo dopo anni – e contemporaneamente l’associazione professionale di cui fa parte ha (o comunque potrebbe avere) invece debiti di immediata scadenza nei confronti dell’Erario stesso. Per ovviare a tale disequilibrio l’Agenzia delle Entrate, con la circolare n.56 del 23.12.2009, ha consentito l’utilizzazione delle ritenute subite ma non integralmente fruite dai singoli associati, per compensare debiti fiscali dell’associazione professionale (Iva, contributi dei dipendenti…) tramite modello F24 e con il rispetto di un paio di condizioni.
Nella gestione degli studi associati le ritenute d’acconto subite dall’associazione professionale vengono imputate agli associati, in proporzione alla quota che questi hanno nella partecipazione agli utili prodotti; ma le ritenute vengono operate sull’ammontare dei compensi percepiti, senza tenere conto dei costi d’esercizio e se il reddito prodotto dallo studio associato è molto più contenuto rispetto all’ammontare dei compensi (a seguito della presenza di spese di gestione…), le ritenute attribuite a ciascun associato possono risultare eccedenti rispetto all’Irpef da questi effettivamente dovuta. Questa situazione può generare due conseguenze: una collocazione strutturale a credito degli associati e contemporaneamente uno studio associato sostanzialmente debitore a titolo di Iva, Irap, e spesso contributi previdenziali sul lavoro dipendente.
L’articolo 5 del Tuir disciplina l’imputazione dei redditi prodotti in forma associata dalle società di persone, dalle associazioni senza personalità giuridica per l’esercizio in forma associata di arti e professioni, stabilendo che i redditi prodotti dall’ente collettivo sono imputati a ciascun socio o associato, proporzionalmente alla quota di partecipazione agli utili. Da ciò consegue che, ai fini delle imposte sui redditi, alle società ed associazioni in parola non viene riconosciuta una soggettività distinta da quella del socio. Inoltre, l’articolo 22 del Tuir prevede che “Le ritenute operate sui redditi delle società, associazioni e imprese indicate nell’articolo 5 si scomputano, nella proporzione ivi stabilita, dalle imposte dovute dai singoli soci, associati o partecipanti”. Quindi, stante la disciplina, sembrerebbe difficile sostenere che le ritenute che i soci o associati hanno in eccesso rispetto al proprio debito tributario Irpef possa portare ad una riattribuzione delle ritenute stesse allo studio associato.
Come si riattribuiscono le ritenute?
Con la circolare n. 56/E/2009 l’Agenzia delle Entrate è intervenuta per chiarire questa situazione, consentendo la riattribuzione delle ritenute, che gli associati non sono in grado di assorbire, allo studio associato. In tal modo l’associazione professionale può utilizzare detti crediti in compensazione, utilizzando il modello F24, per il versamento di altri tributi a debito. La medesima possibilità è consentita anche alle società di persone trasparenti e alle società a responsabilità limitata trasparenti (ex articolo 115 e 116 del Tuir).
E’ necessario evidenziare però che il diritto di eseguire la riattribuzione delle ritenute è condizionata al compimento di alcuni adempimenti, sia da parte del socio che dello studio associato, da verificare adeguatamente: al fine di poter utilizzare in compensazione le ritenute restituite vi sono due condizioni da rispettare:

il preventivo assenso dei soci;

indicazione del credito compensato in …

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