Appello tributario a rischio di inammissibilità in caso di mancato deposito della ricevuta di spedizione

Con il presente scritto si intendono rappresentare brevemente le ragioni di cautela e opportunità che, quanto meno, impongono all’atto della costituzione della costituzione in giudizio, il deposito della ricevuta di spedizione dell’appello.
Esiste, infatti, un contrasto giurisprudenziale sull’ammissibilità (o meno) dell’appello, conseguente ad una (asserita) irritualità della costituzione in giudizio della parte che, una volta notificato l’appello principale, non produce la ricevuta di spedizione del gravame agli atti del fascicolo processuale.
Va premesso che le questioni, che ci si accinge a descrivere, assumono larga valenza anche per la fattispecie che riguarda la costituzione del contribuente dopo la notificazione del ricorso; ciò precisato, deve poi riferirsi che (secondo l’orientamento più rigoroso) la mancata produzione della predetta ricevuta, al momento della costituzione, comporta l’inammissibilità dell’appello, poiché anche la semplice fotocopia della ricevuta attestante la data della spedizione per raccomandata dell’atto introduttivo o di impugnazione, assolve alla duplice funzione di consentire la verifica:
a) della osservanza del termine di decadenza per la proposizione del ricorso introduttivo (del giudizio di primo grado) D.Lgs. n. 546 del 1992 , ex art. 21, impeditiva dell’eventuale consolidamento del rapporto tributario come definito dal provvedimento della Amministrazione finanziaria opposto, ovvero del termine di decadenza dalla impugnazione, previsto ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 51 e 62 (con riferimento al giudizio di secondo grado e di legittimità), e dunque la verifica della idoneità del ricorso in appello (od in cassazione) ad impedire il passaggio in giudicato della sentenza impugnata ;
b) della tempestiva costituzione in giudizio del ricorrente/impugnante, in quanto, con specifico riguardo ai gradi di merito, la decorrenza del termine di trenta giorni, per la costituzione in giudizio del ricorrente, è normativamente ancorata alla “spedizione”, e non alla ricezione del ricorso da parte del resistente. Il che si evince dal fatto che il D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 22, c. 1, prevede modalità di deposito che presuppongono solo la spedizione del ricorso, e non la sua ricezione, sottraendo, in tal modo, detto adempimento alla regola di cui al medesimo D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 16, c. 5, a tenore del quale “i termini che hanno inizio dalla notificazione o comunicazione decorrono dalla data in cui l’atto è ricevuto” (cfr. Corte cass. n. 20262/04, n. 14246/07; Sez. 5, Sentenza n. 7373 del 31/03/2011; Sez. 5, Sentenza n. 8664 del 15/04/2011).
Così si è sostanzialmente espressa la Corte di Cassazione nella sentenza n. 20787/2013. Ma un altro spunto , utile a rafforzare la tesi dianzi espressa , è fornito dall’art. 27, c. 1, del D.Lgs. n. 546/1992, norma che indica come il presidente di sezione (sia in primo che in secondo grado), debba dar luogo a un preliminare esame dell’impugnazione, chiaramente finalizzato alla verifica delle condizioni di ammissibilità della domanda di tutela nonché all’attuazione di esigenze di natura e ordine pubblico alla regolarità dello svolgimento del processo e del suo evolversi verso l’esito naturale volto a fornire la regula iuris del caso concreto.
Sicché, sempre secondo quanto affermato nella sent. n. 20787/2013, costituendo, la ricevuta postale di spedizione della raccomandata, l’unico atto in grado di consentire al giudice il preliminare controllo del rispetto dei termini per proporre impugnazione nonché dei termini per la rituale costituzione in giudizio del ricorrente e/o dell’appellante, pare assolutamente giustificata (ad avviso di tale indirizzo) la grave sanzione di inammissibilità comminata in conseguenza dell’omesso deposito, nel termine di trenta giorni (previsto, appunto, dagli artt. 22 e 53, del D.Lgs. n. 546/1992), della ricevuta de qua, poiché tale omissione, infatti, non consente il …

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