Accertamento INPS-Entrate a braccetto: anche in coppia l’atto è legittimo

di Gianfranco Antico

Pubblicato il 18 febbraio 2016

è legittimo l'avviso di accertamento a fini fiscali emanato dall'Agenzia delle entrate sulla base di un PVC dell'INPS, motivando per relationem il recupero fiscale in base a quanto verificato dall'INPS

Con la sentenza n. 25472 del 18 dicembre 2015 (ud. 28 ottobre 2015) la Corte di Cassazione, richiamando un proprio precedente pronunciamento (Cass. 15296/2008; Cass. 473/2013) ha chiarito che "in tema di accertamento delle imposte sui redditi, l'atto di accertamento può essere legittimamente motivato mediante rinvio ai verbali dell'INPS di constatazione delle omissioni contributive previdenziali, purchè conosciuti dal contribuente, rientrando detti verbali tra i documenti che, per il tramite della Guardia di Finanza, devono essere trasmessi - quando si profilino violazioni tributarie - anche agli uffici finanziari e che detti uffici possono utilizzare ai fini dell'accertamento (Cass. 7832/2001; Cass. 22696/2008)”.

Brevi note

In ordine alla valenza degli elementi acquisiti, si rileva che la Corte di Cassazione (sentenza n. 7832 dell’11 giugno 2001) aveva già ritenuto legittimo l’accertamento dell’ufficio motivato sul richiamo ad un Pvc dell’INPS, in quanto il recepimento di una conclusione di un ente, anche non tributario, se non accompagnata da una autonoma valutazione, sta a significare che l’ufficio ne condivide le motivazioni. Nel caso di specie, la migliore dottrina ha ritenuto che “l’atto di accertamento in questione non rinvia ad atti dell’Amministrazione finanziaria o della Gdf ma a quello di enti che non hanno competenze tributarie. In effetti, la norma contenuta nell’art. 36 del Dpr 600/1973, fa riferimento all’obbligo di soggetti pubblici incaricati istituzionalmente di svolgere attività ispettive o di vigilanza che, a causa o nell’esercizio delle loro funzioni vengono a conoscenza di fatti che possono configurarsi come violazioni tributarie, di comunicarli direttamente alla Gdf. Va da sé che la Gdf dovrebbe far propri tali documenti e procedere con successivi atti tipici della polizia tributaria: circostanza questa che, nel caso di specie, non sembra essere avvenuta e che tuttavia non è risultata rilevante, dai giudici, ai fini della legittimità dell’avviso di accertamento1.

La stessa Cassazione, con la sentenza n. 17222, depositata il 28 luglio 2006, ha confermato la rettifica del reddito, fondata su una segnalazione della Guardia di finanza, dove la prova del maggior reddito era stata desunta dalle risultanze dell’accertamento dell’Inps elevato nei confronti di una società, in debito verso l’Inps.

E successivamente, i massimi giudici, con la sentenza n. 13027 del 24 luglio 2012, hanno ric