L'accertamento anticipato è sempre nullo?

E’ nullo l’accertamento emesso prima del termine dilatorio di 60 giorni dalla richiesta di chiarimenti avanzata dall’ufficio finanziario.
Il principio è contenuto nella sentenza n. 23050/2015 della Cassazione da cui emerge che la nullità dell’avviso di accertamento è la conseguenza di un vizio del procedimento la cui sanzione di invalidità rappresenta uno strumento efficace di garanzia e tutela del diritto di difesa e dell’effettività del contraddittorio.
 
Procedura di accertamento
L’ art. 37-bis, c. 4, del Dpr n. 600/1973 (norma soppressa dal 02/09/2015 dall’art. 1, c. 2, D.Lgs. n. 128/2015 – G.U. n. 190 del 18 agosto 2015 – le cui disposizioni si intendono riferire all’art. 10-bis Legge n. 212/2000), stabilisce che l’ufficio finanziario deve emanare, a pena di nullità, l’avviso di accertamento, previa richiesta al contribuente anche per lettera raccomandata, di chiarimenti da inviare per iscritto entro il termine 60 giorni dalla data di ricezione della richiesta. L’abrogazione del predetto art 37 -is, appare coerente con l’unificazione delle nozioni di abuso del diritto ed elusione fiscale che vengono fuse in un’unica definizione (art. 10-bis, c. 1), che reindirizza tutti i previgenti rinvii in favore della disposizione abrogata al nuovo art. 10-bis; la seconda è la previsione espressa di irrilevanza penale delle condotte abusive, che potranno essere sanzionate solo amministrativamente (cfr. art. 10-bis, c. 13).
Tale norma è da mettere in correlazione con l’art. 12, c. 7, legge n. 212/2000, che prevede il diritto del contribuente sottoposto a verifica fiscale a presentare all’ufficio, entro sessanta giorni, osservazioni e richieste, che dovranno essere valutate dallo stesso ufficio impositore. L’accertamento non può essere emesso prima della scadenza di tale termine, eccezion fatta per situazioni di particolare urgenza da motivare; la disposizione in esame non contempla alcuna sanzione in caso di violazione, prevedendo una forma di contraddittorio differito rispetto alla verifica ovvero un contraddittorio preventivo da svolgere subito dopo il processo verbale e prima dell’emissione dell’accertamento.
La questione in esame è stata oggetto di numerosi pronunciamenti i quali sono sempre più indirizzati a sancire la nullità dell’accertamento emanato prima del termine dei sessanta giorni di cui al suddetto art. 12, nel rispetto del principio del contraddittorio riconosciuto dall’art. 24 Cost..
In particolare, la giurisprudenza di legittimità ha sancito la nullità dell’avviso di accertamento quando quest’ultimo è consegnato al contribuente quattro giorni prima della scadenza del termine, non potendo l’ufficio giustificare il mancato rispetto del termine dilatorio con l’esigenza di evitare la decadenza del potere di accertamento(1). Tale vizio rappresenta un vizio di natura sostanziale, i giudici hanno evidenziato che l’Amministrazione deve dimostrare e allegare l’effettiva esistenza di eventuali ragioni derogatorie che non hanno permesso il rispetto del termine di cui al cit.art. 12.
La normativa prevede alcuni casi di particolare e motivata urgenza in cui è consentita l’inosservanza del termine che, tuttavia, devono essere giustificati, restando a carico dell’Amministrazione l’onere di provare la causa di impedimento (si pensi, ad esempio, ai casi in cui non ci siano pericoli di perdita erariale o accertamenti collegati alla consumazione di reati tributari9. Tra i motivi che possono legittimare l’emissione dell’atto prima dei sessanta giorni non è prova idonea l’allegazione dell’impedimento costituito dalla imminente scadenza del termine di dacadenza per la notifica dell’atto impositivo, occorrendo anche la prova che la questione non sia stata determinata da fatto imputabile alla stesa PA.
Il termine dilatorio in esame è previsto nell’interesse di entrambe le parti del rapporto tributario ed una modifica dello stesso troverebbe …

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