Effetti dell'adesione sottoscritta ma non perfezionata

Con la sentenza n. 23776 del 20.11.2015, la Corte di Cassazione ha deciso in merito ad una fattispecie relativa ad un’adesione non sottoscritta e non perfezionata.

La CTR aveva affermato nel caso di specie che con il processo verbale di contraddittorio, sottoscritto dalle parti nell’ambito della procedura di adesione, era stato concordato l’annullamento di parte del maggior reddito contestato, per cui l’avviso di accertamento doveva ritenersi infondato, quanto meno nella parte riguardante il reddito “concordato” e avrebbe dovuto essere annullato dalla stessa amministrazione in autotutela.

L’Agenzia ricorreva allora in Cassazione, rilevando che la procedura non si era definita, non essendo intervenuto né l’atto di adesione, né, tanto meno, il versamento delle somme dovute a seguito di tale accordo e dunque il suo perfezionamento.

La Corte ritiene fondato il motivo di ricorso ed afferma che l’accordo di definizione, ove raggiunto, va formalizzato mediante la redazione di un duplice esemplare, sottoscritto da entrambe le parti.

Perché poi l’adesione si perfezioni il contribuente deve provvedere a versare le somme così concordate entro venti giorni dalla redazione dell’atto di adesione, laddove, per espressa previsione normativa, l’avviso di accertamento perde efficacia solo all’atto del perfezionamento della definizione.

Nel caso in esame, pertanto, il perfezionamento non si era verificato, avendo raggiunto le parti solo un’intesa preliminare circa l’annullamento (parziale) del recupero a tassazione ed avendo anzi l’Ufficio richiesto ulteriore documentazione, all’esito della cui produzione la procedura non aveva poi avuto ulteriori sviluppi.

Tali circostanze rendevano palese il mancato perfezionamento della procedura di definizione e, quindi, la perdurante validità degli avvisi di accertamento non impugnati.

Su ricorso dell’Amministrazione la linea della CTR era quindi stata smentita, affermandosi, come detto, che un mero processo verbale, a cui poi non era seguito alcun accordo sottoscritto dalle parti, non aveva alcun effetto giuridico vincolante.

Nel caso trattato dalla sentenza citata non si poteva in realtà infatti neppure parlare di adesione definita ma non perfezionata, dato che non era stata neppure conclusa la fase delle trattative, né sottoscritto l’accordo e dunque la piena legittimità dell’avviso poi impugnato non poteva essere messa in discussione.

Laddove però le trattative si fossero effettivamente concluse con un atto di definizione sottoscritto da entrambe le parti, gli effetti, anche laddove l’adesione non si fosse poi perfezionata, sarebbero potuti essere diversi.

Come infatti anche riconosciuto dalla Sentenza della Suprema Corte, n. 10086 del 30 aprile 2009, “una volta definito l’accertamento con adesione, mediante la fissazione anche del quantum debeatur, al contribuente non resta che eseguire (o, per usare lo stesso termine della legge, ‘perfezionare’) l’accordo, versando quanto da esso risulta; essendo normativamente esclusa la possibilità d’impugnare simile accordo e, a maggior ragione, quella d’impugnare l’atto impositivo oggetto della transazione; il quale conserva efficacia, ma solo a garanzia del fisco, finché non sia stata ‘perfezionata’ la procedura, ossia non sia stata interamente eseguita l’obbligazione scaturente dal concordato“.

In definitiva, dopo la firma dell’accertamento con adesione, anche in caso di suo non perfezionamento (con il versamento di quanto concordato, o della prima rata), il ricorso contro l’avviso di accertamento rischia di essere inammissibile.

Si pone dunque in tali casi la necessità di individuare l’esatta distinzione tra accertamento con adesione “definito” (accordo sottoscritto, ma assenza di versamento) e accertamento con adesione “perfezionato” (accordo sottoscritto e versamento entro il termine di legge).

Nella motivazione della sopra citata sentenza viene infatti evidenziato che, anche in…

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