La disciplina del controllo a distanza dell’attività dei lavoratori mediante impianti audiovisivi

Pubblicato il 28 novembre 2015

cosa cambia con la riforma? Ma i divieti sono rimasti? Quali sono i presupposti che legittimano i controlli difensivi? L’informativa al lavoratore. Cosa deve contenere l’informativa?

Le novità introdotte dall’art. 23 del D.Lgs. n. 151/2015 intervengono sulla disciplina contenuta nell’art. 4 della L. n. 300/1970 che fissa i princìpi in materia di installazione di impianti audiovisivi per il controllo a distanza dell’attività lavorativa.

L’originaria stesura del citato articolo prevedeva chiaramente il divieto del controllo a distanza dell’attività dei lavoratori e ammetteva la possibilità del controllo solo qualora lo stesso promanava da esigenze organizzative e produttive ovvero dalla sicurezza del lavoro.

Previa verifica della sussistenza di tali requisiti e prima della installazione degli impianti, era comunque necessario raggiungere un accordo con le organizzazioni sindacali oppure era possibile ottenere l’autorizzazione amministrativa mediante istanza alla DTL.

Cosa cambia con la riforma?

L’art. 23 del D.Lgs. n. 151/2015 ha comunque confermato i princìpi fondanti dell’istituto: permane, infatti, il divieto di controllare la prestazione lavorativa del dipendente, poiché la dignità e la riservatezza del lavoratore devono essere salvaguardati e le esigenze produttive ed organizzative o della sicurezza del lavoro devono essere contemperate con i principi esposti.

Quindi, ciò che cambia è l’avvio di un’evoluzione normativa che deve incontrare le esigenze dell’evoluzione tecnologica, per rideterminare i canoni di congruità del controllo a distanza, rispetto al mutato contesto tecnologico, organizzativo e produttivo.

Ma i divieti sono rimasti?

La nuova versione dell’art. 4 prevede che gli impianti audiovisivi e g