Certezza delle regole fiscali e nuovo interpello per gli investitori esteri


 

I recenti interventi del Governo hanno inteso incentivare gli investimenti in Italia sia per le imprese già operanti nel territorio dello Stato, ma anche per le imprese estere.

Le novità sono contenute nel decreto legislativo sulla crescita e sull’internazionalizzazione (D.Lgs. 147 del 14 settembre 2015) recentemente approvato dal Governo. Analogamente la prossima legge di Stabilità 2016, i cui contenuti saranno resi noti entro la prima metà del mese di ottobre, dovrebbe contenere una serie di misure la cui finalità è quella di favorire la spesa produttiva e quindi gli investimenti.

 

Il sistema fiscale nazionale è molto complicato e le incertezze e le difficoltà nel quantificare i costi delle operazioni hanno di fatto disincentivato le imprese estere dall’investire nel nostro Paese.

Il decreto legislativo n. 147 ha inteso, tramite un sistema di accordo preventivo tra Fisco ed imprese, stabilire regole certe in modo favorire le condizioni in grado di attrarre gli investimenti esteri. In questo modo gli imprenditori saranno in grado di conoscere in anticipo gli effetti fiscali di determinati comportamenti economici.

 

Il predetto decreto introduce nel sistema nazionale una nuova tipologia di interpello preventivo, quindi la possibilità di conoscere in anticipo i costi di una operazione, riguardante sia le imprese nazionali che quelle estere che intendano effettuare rilevanti investimenti nel territorio dello Stato.

Le imprese estere ed anche quelle nazionali che intendono avvalersi della nuova forma di interpello preventivo devono essere in possesso delle condizioni che rendono ammissibile l’istanza. In particolare, è necessario che gli investimenti siano di importo superiore a trenta milioni di euro; ed è necessario che gli investimenti abbiano effetti rilevanti e duraturi per quanto riguarda i nuovi occupati (nuovi lavoratori) per le attività interessate.

 

Al fine di valutare la sussistenza delle predette condizioni, l’impresa che intende investire deve presentare all’Agenzia delle entrate un piano dettagliato degli investimenti. Secondo quanto precisato dalla relazione illustrativa allegata al provvedimento, l’impresa deve descrivere (nel piano) l’ammontare degli investimenti che intende realizzare, la tempistica e le modalità pratiche di attuazione. Deve essere anche indicato l’incremento in termini di posti di lavoro, oltre ai riflessi che il piano determinerà sul sistema fiscale nazionale.

L’impresa dovrà essere in grado di dimostrare il superamento della soglia di 30 milioni di euro di investimento che potrà essere realizzato anche attraverso la ristrutturazione di imprese in crisi. Ciò a condizione di rispettare l’altra condizione, cioè il verificarsi di ricadute positive sotto il profilo occupazionale.

 

L’interpello può anche riguardare i profili interpretativi della disciplina fiscale. Ad esempio può riguardare l’accesso al regime del bilancio consolidato nazionale o mondiale (un’unica base imponibile per le società del gruppo); il trattamento IVA applicabile all’attività esercitata dal contribuente; può riguardare l’esistenza o meno di un’azienda, etc.. L’interpello può avere per oggetto anche eventuali operazioni straordinarie necessarie per la realizzazione del piano di investimento (operazioni di scissione societaria, fusione…).

L’Agenzia delle entrate deve fornire una risposta scritta entro 120 giorni dal ricevimento dell’istanza. Il termine è prorogabile di ulteriori 90 giorni qualora sia necessario acquisire ulteriori informazioni. La risposta è vincolante per l’Amministrazione finanziaria e rimane valida (vincolante) fin quando rimangano inalterate le condizioni iniziali. Nell’ipotesi di mancata risposta nei termini scatta il meccanismo del silenzio–assenso, cioè vale la soluzione indicata dall’impresa. La novità non è ancora applicabile in quanto dovrà essere approvato un decreto attuativo di prossima emanazione.

 

Anche la legge di Stabilità del 2016 dovrebbe incentivare gli investimenti. La novità, non ancora resa ufficiale, dovrebbe rendere possibile la deduzione di un maggior costo pari al 40% dell’importo dell’ammortamento effettuato, dal reddito di impresa. Se la misura dovesse essere confermata nel testo finale del provvedimento riguarderà sia le imprese italiane, sia le imprese estere con una stabile organizzazione in Italia.

La deduzione del maggior costo del 40% (o di altra misura eventualmente stabilita) non sarà deducibile in un’unica soluzione, ma seguendo il piano di ammortamento del bene strumentale. Si tratta di un componente negativo che sarà considerato deducibile ai soli fini fiscali e che non troverà indicazione nel bilancio di esercizio.

Allo stato attuale non è ancora noto se il beneficio riguarderà tutti i beni oggetto di investimento o solo alcune categorie di essi.

Tra i progetti da inserire nella legge di Stabilità 2016 il Governo ha inserito anche la riduzione dell’aliquota IRES – attualmente al 27,5% – applicabile alle società di capitali.

 

 

6 ottobre 2015

Nicola Forte

Commercialista Telematico


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