Avviso bonario sempre impugnabile

L’avviso bonario di cui all’art. 36 ter dpr n. 600/73 è impugnabile dinanzi al giudice tributario alla stregua di un avviso di accertamento.
Il principio è contenuto nell’ordinanza n.15957/2015 da cui emerge che l’avviso contiene una specifica pretesa tributaria per cui è impugnabile dinanzi alla CT anche se non è indicato nell’elenco di cui all’’art. 19 d lgs n. 546/92. Al pari, quindi, della comunicazione con la quale l’ufficio finanziario differisce l’esecuzione del rimborso d’imposta anche l’avviso bonario è impugnabile dinanzi al giudice tributario (Cass. Sent. n. 13548/15).
Atti tributari impugnabili
L’art. 36 ter, comma 4, prevede che quando l’ufficio procede al controllo formale delle dichiarazioni invia una comunicazione al contribuente o al sostituto di imposta, specificando i motivi che hanno determinato eventuali rettifiche al reddito dichiarato. Il contribuente che riceve il cd. “avviso bonario” ha trenta giorni di tempo per presentare osservazioni o fornire elementi non considerati o valutati in modo errato dall’ufficio.
Per l’impugnabilità degli atti tributari occorre richiamarsi all’art. 2 D Lgs n. 546 del 1992 che ha esteso notevolmente le categorie degli atti che rientrano nella giurisdizione tributaria includendovi “i tributi di ogni genere e specie”, ivi compreso il contributo al SSN. Con la nuova formulazione della norma, pertanto, l’elenco degli atti impugnabili di cui all’art. 19 del medesimo decreto non va ritenuto esaustivo ma da aggiornare in relazione ai pronunciamenti della giurisprudenza.
Il preavviso di fermo amministrativo concernente una pretesa creditoria di natura tributaria è impugnabile dinanzi alla Commissione tributaria in quanto atto funzionale a portare a conoscenza del contribuente, destinatario del fermo; è un provvedimento a pieno titolo impugnabile dinanzi al giudice tributario, atteso che è stato incluso tra gli atti impugnabili nel processo tributario di cui all’art 19, lett). e-ter, del d. lgs. n. 546/1992, come modificato dal D.L n.16 del 02/02/2012.

Fatto
La contribuente ha impugnato la sentenza di appello, confermativa della sentenza di primo grado, che aveva dichiarato inammissibile l’impugnativa dell’avviso bonario.
La Suprema Corte, richiamando un orientamento consolidato della giurisprudenza (Cass, SU, n. 16293/2007), ha ritenuto che in tema di contenzioso tributario, si possono qualificare come avvisi di accertamento o di liquidazione, e quindi impugnabili ex art. 19 D lgs n. 546/92, tutti gli atti con cui l’Amministrazione finanziaria comunica al contribuente una pretesa tributaria ormai definita, sebbene tale comunicazione non termini con una formale intimazione di pagamento, ma con un invito bonario a versare quanto dovuto, a nulla rilevando l’assenza della dizione “avviso di liquidazione” o “avviso di pagamento”.
L’elenco degli atti impugnabili contenuto nel citato art. 19 ha effettivamente natura tassativa, ma ciò non preclude la facoltà di impugnare altri atti con i quali l’ufficio comunichi al contribuente una precisa pretesa tributaria, fornendo le regioni di fatto e giuridiche, atteso che è possibile una interpretazione estensiva delle norme tributarie nel rispetto delle norme costituzionali di tutela del contribuente e di buon andamento, e in considerazione dell’estensione della giurisdizione tributaria di cui alla legge 448/2001. E’ impugnabile al pari dell’avviso bonario anche la comunicazione di irregolarità di cui al terzo comma dell’art. 36 bis Dpr n. 600/73 che assolve ad una funzione analoga alla comunicazione oggetto del contenzioso in esame (Cass nn. 25297/2014 e 7344/2012). Infatti l’ufficio finanziario, se dai controlli emerge un risultato diverso da quello indicato nella dichiarazione, lo comunica al contribuente o al sostituto d’imposta per evitare la reiterazione di errori e per consentire la regolarizzazione degli aspetti formali.

Alla luce di…

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