La conciliazione vita - lavoro

 
Premessa generale
È in vigore dal 25 giugno 2015 il Decreto Legislativo n. 80 del 15 giugno 2015, pubblicato sulla Gazzetta n. 144 del 24 giugno 2015, recante misure per la conciliazione delle esigenze di cura, vita e lavoro, in attuazione dell’art. 1, commi 8 e 9, della Legge n.183/14.
ANALISI DEI PUNTI DEL DECRETO LEGISLATIVO n. 80
Congedo obbligatorio di maternità (artt. 2 e 4): divieto di lavoro e sospensione
È vietato adibire le donne al lavoro durante i giorni non goduti prima del parto, nel caso in cui il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta tali giornate si aggiungono al periodo di congedo di maternità dopo il parto, anche se il periodo di astensione prima e dopo il parto superi il limite complessivo di cinque mesi.
In caso di ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, la madre ha diritto di chiedere la sospensione del congedo di maternità e di goderne, in tutto o in parte, dalla data di dimissione del bambino.
Tale possibilità può essere esercitata una sola volta per ogni figlio, previa produzione di attestazione medica che dichiari la compatibilità dello stato di salute della donna con la ripresa dell’attività lavorativa (la disposizione vale anche in caso di adozione e affidamento).
 
Indennità di maternità e risoluzione del rapporto di lavoro (art. 3)
L’indennità di maternità è corrisposta anche in caso di risoluzione del rapporto per:
a) colpa grave da parte della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro;
b) cessazione dell’attività dell’azienda in cui la lavoratrice è impiegata;
c) ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o scadenza del termine qualora questi eventi si verifichino durante l’astensione obbligatoria.
Fruizione del congedo di paternità (artt. 5 – 6 e 18)
Il padre lavoratore ha diritto a fruire del congedo di paternità per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o grave infermità della madre o di abbandono, anche qualora la madre sia lavoratrice autonoma.
Al padre lavoratore autonomo spetta l’indennità di maternità prevista per le lavoratrici autonome, imprenditrici agricole e libere professioniste, per tutta la durata del congedo di maternità, o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte, grave infermità della madre, abbandono o affidamento esclusivo del bambino al padre (per fruirne il padre dovrà inviare apposita istanza all’Inps).
In caso di adozione internazionale, il padre adottivo lavoratore che, per il periodo di permanenza all’estero richiesto per l’incontro con il minore e gli adempimenti relativi alla procedura adottiva, non richieda o richieda solo in parte il congedo di paternità, può fruire di un congedo non retribuito, senza diritto a indennità, anche qualora la madre non sia lavoratrice.
La durata del periodo di permanenza all’estero del lavoratore deve essere certificato dall’ente autorizzato che ha curato la procedura di adozione.
 
Fruizione del congedo parentale (artt. 7 – 10)
Il tempo massimo di fruizione è innalzato da 8 a 12 anni di vita del bambino.
In assenza di regolamentazione specifica da parte della contrattazione collettiva o aziendale delle modalità di fruizione del congedo parentale su base oraria, ciascun genitore può scegliere tra la fruizione giornaliera e quella oraria.
La fruizione su base oraria è consentita in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga quadri-settimanale o mensile immediatamente precedente a quello nel corso del quale ha inizio il congedo parentale.
Il periodo entro cui il genitore è …

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