Accertamento anticipato e motivi di urgenza

Con l’ordinanza n. 539 del 14 gennaio 2015 (ud 21 novembre 2014) la Corte di Cassazione è tornata ad occuparsi del cosiddetto accertamento anticipato, nell’ipotesi di annualità in scadenza.

Il fatto
Nell’avviso notificato al contribuente non erano delucidate le ragioni di urgenza che avevano indotto al mancato rispetto del termine di cui all’art. 12, c. 7, della L. n. 212/2000, essendo in re ipsa, poiché erano da riconnettersi con l’imminente scadenza del termine di legge per l’emanazione dell’avviso di accertamento, e perciò con una “urgenza ope legis”.

L’ordinanza
La Corte, richiamando la sentenza a SS.UU. n.18184 del 29 luglio 2013, afferma che l’assunto secondo cui l’esercizio della potestà accertativa costituirebbe oggetto di un’attività non discrezionale, ma vincolata, sicchè l’urgenza di provvedere emergerebbe ope legis in tutte le ipotesi di necessità di evitare il maturarsi della decadenza e non vi sarebbe perciò ragione di offrirne la dimostrazione specifica, “oltre che difettare di una espressa giustificazione normativa che lo sorregga – non è coerente con la realtà del dispiegarsi dell’azione amministrativa volta al controllo della conformazione del contribuente ai propri doveri di dichiarazione fiscale, atteso quanto la stessa Agenzia delle Entrate ha posto in chiara luce nella nota menzionata dal giudice del merito, con riferimento alla opportunità di evitare i controlli a ridosso dei termini decadenziali, salvo circostanze imprevedibili che siano esplicitamente indicate nei provvedimenti adottati in occasione di siffatto genere di controlli. La facoltà che compete agli organi di controllo di selezionare le attività da effettivamente espletare rispetto a quelle da evitare consente – dunque – di escludere le attività di cui qui si discute dal novero di quelle ‘vincolate’ e rende inconcludente l’intero argomentare su cui si regge il motivo di impugnazione: alla luce dei principi contenuti nella dianzi menzionata sentenza delle Sezioni Unite della Suprema Corte non può considerarsi esente l’Agenzia – neppure in ipotesi di imminente scadenza del termine di decadenza dall’esercizio della potestà accertativi – dall’onere di fornire la specifica dimostrazione delle ragioni di urgenza che l’hanno indotta a violare il termine dilatorio di cui si discute”.

Le nostre riflessioni
Come è noto, la Corte di Cassazione, a SS.UU, con la sentenza n. 18184 del 29.7.2013, è intervenuta sulla problematica relativa all’accertamento anticipato, occupandosi, fra l’altro, della legittimità dell’atto emesso ante tempus, per le ipotesi di particolare e motivata urgenza, aderendo all’orientamento che fa derivare l’illegittimità “non già dalla mancanza, nell’atto notificato, della motivazione circa la ricorrenza di un caso di urgenza, bensì dalla non configurabilità, in fatto, del requisito dell’urgenza”.
Infatti, l’obbligo di motivazione degli atti tributari, assistito da sanzione di nullità in caso di inottemperanza, è quello che ha ad oggetto il contenuto sostanziale della pretesa tributaria, cioè i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche che hanno determinato la decisione dell’amministrazione, “ non essendo, invece, necessario dar conto, in quella sede (e, comunque, non a pena di invalidità, salvo eccezioni espresse), del rispetto di regole procedimentali, quali, come nella specie, quelle attinenti al tempo di emanazione del provvedimento: l’osservanza delle regole del procedimento, infatti, ove contestata, sarà oggetto di dibattito e di valutazione nelle sedi stabilite (amministrativa in caso di istanza di autotutela, contenziosa in caso di ricorso al giudice tributario). Né, in senso …

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