Cartelle senza indicazione del responsabile: è la data a sancire l'invalidità

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza n. 699 del 16 gennaio 2015, tra le altre cose, ha in particolare affermato che “la cartella esattoriale che ometta di indicare il responsabile del procedimento, se riferita a ruoli consegnati agli agenti della riscossione in data anteriore all’1.6.2008, pur integrando – sul piano della regolarità formale – una violazione dell’art. 7, co. 2, lett. a) della I. n. 212 del 2000, non è affetta da un vizio tale da determinarne l’invalidità”.
Secondo i giudici di legittimità anzitutto deve escludersi la più grave forma di invalidità costituita dalla nullità. La norma suindicata non comporta, infatti, nel caso di omissione di indicazione del responsabile del procedimento, la nullità dell’atto.
Ma la cartella che sia priva di detta indicazione neppure può considerarsi affetta dal meno grave vizio determinante l’annullabilità dell’atto, dal momento che, essendo la succitata disposizione di cui all’art. 7 della I. n. 212 del 2000 priva di sanzione, e non incidendo direttamente la violazione in questione sui diritti costituzionali del destinatario, deve trovare applicazione alla fattispecie in esame l’art. 2 octies, co 2, della L. n. 241 del 1990.
Partendo dunque dalla pronuncia della Cassazione, analizziamo di seguito la questione giuridica e l’eventuale fondatezza dei motivi di impugnazione.
L’articolo 7, comma 2, lettera a), della legge 27 luglio 2000, n. 212 (Statuto dei diritti del contribuente) prevede che gli atti dell’Amministrazione Finanziaria e dei concessionari della riscossione devono indicare “l’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all’atto notificato o comunicato e il responsabile del procedimento”.
L’Agenzia delle Entrate con la Circolare n. 16/E del 6 marzo 2008 ha però già da tempo ribadito che l’omessa indicazione del responsabile del procedimento non determina la nullità dell’atto.
Il tutto nasce da una pronuncia della Consulta.
Con ordinanza n. 377 del 9 novembre 2007, infatti, la Corte Costituzionale, interpellata dalla Commissione Tributaria Regionale di Venezia, in riferimento agli articoli 3, primo comma, e 97 della Costituzione, in ordine alla legittimità costituzionale della previsione dello Statuto del contribuente appena citata, ha dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 7, comma 2, lettera a), della L. n. 212/2000, nella parte in cui prevede che gli atti dei concessionari della riscossione devono tassativamente indicare il responsabile del procedimento.
Il giudice remittente aveva in particolare sollevato la questione di legittimità costituzionale sul presupposto che disposizioni come quella censurata “si attagliano bene all’attività procedimentale che gli uffici della pubblica amministrazione in senso proprio sono tenuti a svolgere al fine di emettere un provvedimento destinato ad incidere nella sfera giuridica del destinatario, mentre, al contrario, l’attività svolta dai concessionari della riscossione al fine di formare la cartella non pare configurabile come un vero e proprio procedimento (tali attività, invero, non sono aperte alla partecipazione; non si mettono a confronto interessi pubblici fra loro, e con quelli privati di cui sono portatori i contribuenti; non vi è alcun margine di apprezzamento da parte degli uffici, etc.)”.
La Corte Costituzionale ha dunque dichiarato la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale, in quanto “l’obbligo imposto ai concessionari di indicare nelle cartelle di pagamento il responsabile del procedimento, lungi dall’essere un inutile adempimento, ha lo scopo di assicurare la trasparenza dell’attività amministrativa, …

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