Trasformazione di società unipersonale in impresa individuale e ipotesi inversa di trasformazione di impresa individuale in società

di Fabio Carrirolo

Pubblicato il 31 gennaio 2015

la trasformazione in impresa individuale di una società di capitali unipersonale è ammissibile? E l'operazione inversa di trasformazione di impresa individuale in società?

Aspetti generali

La trasformazione societaria è un’operazione straordinaria avente la finalità primaria di garantire l’adattamento della forma societaria a mutate condizioni economiche.

In particolare, l’istituto evita la liquidazione dell'ente la successiva ricomposizione dello stesso, potenzialmente generatori di rischi e oneri.

Le forme giuridiche adottabili sono molteplici, potendo prevedere la responsabilità illimitata e un sistema di amministrazione congiunto e semplicissimo, come nel caso delle S.n.c., ovvero una struttura complessa, che prevede la separazione tra la proprietà e l’amministrazione e il controllo, con le quote di partecipazione liberamente circolanti attraverso negoziazioni sui mercati regolamentati, come nel caso delle S.p.a.

Il tipo giuridico della società può essere variato dai soci, sia permanendo nell’alveo delle società di persone o di capitali, sia uscendone, mediante forme di trasformazione «progressive» o «evolutive» (da società di persone a società di capitali), ovvero «regressive» (da società di capitali a società di persone).

Inoltre, la riforma societaria ha introdotto la possibilità di trasformare le società di capitali in società cooperative, nonché – limitatamente alle società che non sono a mutualità prevalente – le società cooperative in società di capitali, o personali, o anche in consorzi.

Infine, la trasformazione eterogenea prevede la «trasformabilità» di società di capitali in una serie piuttosto varia di soggetti non societari, e viceversa.

È invece dibattuta la possibilità di dar luogo a una trasformazione impropria, mediante la quale la società venga assumere la veste giuridica di impresa individuale. In questo caso resta ferma infatti la causa imprenditoriale (volta alla produzione di un risultato economico) mentre viene a cessare la condizione dell’esercizio in comune dell’attività.

Tale questione è stata esaminata e sviluppata nello studio del Consiglio Nazionale del Notariato (CNN) n. 545-2014/I del 9.9.2014.



La trasformazione in impresa individuale è ammissibile?

Se fosse consentito procedere alla trasformazione di una società unipersonale in impresa individuale la nuova forma giuridica potrebbe essere assunta senza la previa liquidazione dei rapporti giuridici, beneficiando quindi del principio della continuità degli stessi ai fini, ad esempio, della conservazione delle licenze amministrative, nonché del trattamento fiscale.

La possibilità di procedere a un tale tipo di operazione procede dall’interpretazione della disciplina civilistica in materia delle società come innovata dalla riforma del 2003 (D.Lgs. 17.1.2003, n. 6).

In particolare, la tesi dell’inammissibilità della trasformazione da e in impresa individuale si fonda su argomentazioni quali: a) il carattere eccezionale della trasformazione, che consente il passaggio tra diverse tipologie di enti derogando al normale procedimento di estinzione e costituzione degli stessi; b) la presenza del requisito della plurisoggettività e della separazione patrimoniale in capo ai vari enti nei quali è normativamente consentita la trasformazione; c) l’inderogabilità della fase della liquidazione in sede di estinzione delle società di capitali; d) il pregiudizio ai creditori che deriverebbe dal carattere atipico dell’operazione.

Quanto alla tassatività, fa presente il CNN che la giurisprudenza ha più volte superato questo principio, ammettendo anche la trasformazione atipica di società a partecipazione locale in azienda speciale.

Occorre peraltro tener presente che la riforma societaria del 2003 ha introdotto una pluralità di significati, tutti relativi al principio di continuità, che deve essere di volta in volta adattato alla fattispecie concreta (continuità soggettiva fra enti o continuità nella destinazione di un complesso di beni organizzato).

Con particolare riguardo all’impresa individuale, osserva il CNN che le sue peculiari caratteristiche, rinvenibili: a) nell’assenza di separazione patrimoniale; b) nell’unisoggettività; sono presenti anche in altre delle tipologie espressamente ammesse alla trasformazione, quali la comunione d’azienda (mancante di separazione patrimoniale) e le società unipersonali (mancanti di plurisoggettività).

Il principio di continuità dei rapporti giuridici è inoltre destinato a operare anche soltanto in riferimento ai beni che formano oggetto di tali rapporti, quale il complesso aziendale, e non ai soggetti titolari del medesimo rispetto ai quali può realizzarsi, analogamente a quanto avverrebbe in caso di passaggio da e in impresa individuale, una situazione di discontinuità.

Il passaggio da società in impresa individuale rispetterebbe dunque il principio della continuità dei rapporti giuridici, in quanto nonostante venga meno l’identità del soggetto titolare del complesso aziendale, quest’ultimo rimane destinato al perseguimento del medesimo scopo, circostanza che giustificherebbe la prosecuzione in tutti i rapporti attivi e passivi dell’ente trasformato.



La tutela dei creditori

Quanto ai profili relativi alla tutela delle ragioni dei creditori, è stato affermato che il passaggio da società a impresa individuale farebbe venire meno appunto le garanzie che si associano alla liquidazione del patrimonio sociale secondo le regole codicistiche.

Lo studio del CNN contesta tale impostazione osservando che – se ciò fosse vero – l’affievolimento delle garanzie dovrebbe valere per qualsiasi ipotesi di trasformazione.

Inoltre:

  • se la trasformazione implica una modifica della causa del contratto (è il caso del passaggio tra società di persone o di capitali, da un