Rimborsi spese ai professionisti: trattamento contabile e fiscale dopo il "Decreto semplificazioni"

 Il Decreto Legislativo 175 del 21 novembre 2014 (cd. “Decreto Semplificazioni”), pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 277 del 28 novembre 2014, tra le altre cose, ha modificato il 5° comma dell’art. 54 del T.U.I.R., che disciplina la “Determinazione del reddito di lavoro autonomo”.

Si tratta della norma che regolamenta il trattamento fiscale delle spese per prestazioni alberghiere e somministrazione di alimenti e bevande, sostenute dal committente per conto del professionista lavoratore autonomo.

La novità introdotta dal “Decreto Semplificazioni”, pur riguardando le spese alberghiere e di ristorazione, è strettamente collegata al tema più ampio dei rimborsi spese che i committenti riconoscono ai professionisti nell’ambito di rapporti di lavoro autonomo.

Il tema è stato subito approfondito dall’Accademia Romana di Ragioneria, che, con una recente nota operativa, ha individuato, alla luce delle nuove disposizioni legislative, i principali aspetti fiscali e i conseguenti risvolti contabili del tema in oggetto.

 

Tipologia di spese anticipate

Spesso i lavoratori autonomi, nel portare a termine l’attività commissionata dal proprio cliente, si trovino nella necessità di dover anticipare delle spese che vengono successivamente chieste a rimborso.

Da un punto di vista fiscale, la normativa da dover prendere in considerazione è costituita :

– dall’art. 15 del D.P.R. 633/1972 secondo cui non concorrono a formare la base imponibile Iva “le somme dovute a titolo di rimborso delle anticipazione fatte in nome e per conto della controparte purché regolarmente documentate”.

– dall’art. 54, comma 5, del T.U.I.R. secondo cui il reddito derivante dall’esercizio di arti e professioni è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei compensi e quello delle spese sostenute nel periodo stesso.

Occorre poi distinguere le spese sostenute dal professionista in tre tipologie:

– Spese generali: rientrano in questa categoria tutti i costi a carico del professionista e che non sono riconducibili ad una specifica prestazione, come ad esempio i costi per il fitto dello studio, la cancelleria, l’energia elettrica ecc.;

– spese sostenute in nome e per conto del cliente: sono le spese strettamente collegate all’attività oggetto di uno specifico incarico professionale, sostenute dal professionista anche in nome del cliente (e quindi a carico dello stesso). In questo caso la fattura, o la ricevuta, è intestata direttamente al cliente. Il professionista non fa altro che anticipare finanziariamente il montante dell’operazione ad un fornitore terzo. Rientra in questa categoria, per esempio, l’acquisto di un biglietto aereo comprato per raggiungere il proprio cliente, se il professionista anticipa il pagamento e la fattura è intestata al cliente;

– spese sostenute per conto del cliente: in questo caso, pur essendoci uno stretto collegamento tra l’incarico professionale e la spesa anticipata, manca la specifica del nome del cliente. Il professionista effettua la spesa a nome proprio e risponde direttamente nei rapporti giuridici nei confronti dei fornitori terzi. Rientrano in quest’ultima categoria, ad esempio, l’acquisto di una marca da bollo necessaria per registrare un atto del cliente.

 

Rimborso delle spese generali.

I lavoratori autonomi possono addebitare al cliente qualsiasi tipologia di spesa sostenuta, in base agli accordi presi con il committente. Tuttavia, a seconda della tipologia di spesa, vi sarà un diverso trattamento fiscale e diverse metodologie di contabilizzazione.

Le spese generali sono raramente rimborsate dal committente poiché non sono facilmente riferibili ad una specifica prestazione. In alcuni casi, tuttavia, anche questa tipologia di costi viene addebitata forfettariamente in fattura dal prestatore.

Queste tipologie di spese, non essendo sostenute in nome e per conto del committente, se riaddebitate in fattura, sono sempre imponibili Iva e costituiscono un compenso tassabile ai fini delle imposte dirette.

Il…

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