La produzione del P.V.C. non è essenziale

di Roberta De Marchi

Pubblicato il 4 dicembre 2014

in caso di accertamento basato su un PVC notificato al contribuente, il Fisco può validamente motivare l'avviso per relationem senza riallegare il PVC stesso

La Suprema Corte di Cassazione, in questi giorni, con la sentenza n. 19756 del 19 settembre 2014 (ud. 30 giugno 2014), ha avallato la pronuncia dei giudici di appello dove era stato affermato che “i fatti indicati nell'atto impositivo possono ben essere richiamati per relationem al processo verbale di constatazione a suo tempo regolarmente consegnato … al termine della verifica. La mera mancata produzione in giudizio di tale p.v.c. - in difetto di una specifica dimostrazione di una effettiva lesione del diritto di difesa del contribuente (nella specie neppure tentata o allegata dalla ricorrente) - non inficia, perciò, la ricostruzione in fatto compiuta dalla CTR.

La successiva produzione in appello del suddetto p.v.c. non solo è da ritenersi consentita ai sensi del D.Lgs. n. 546 del 1992, art.58, comma 2 (per nuovi documenti, ai sensi di detto art. 58, si intendono quelli non prodotti o irregolarmente prodotti in primo grado: ex plurimis, Cass. n.9604 del 2000; n. 2017 del 2003; n. 200086 del 2005; n. 7714 del 2013), ma nella specie la produzione non era neppure necessaria (come puntualmente rilevato dalla CTR), dato il suddetto richiamo per relationem.

Tale osservazione renderebbe irrilevante anche l'eventuale mancato rispetto del termine perentorio previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art.32, comma 1, (cioè fino a venti giorni liberi prima dell'udienza, con l'osservanza delle formalità di cui all'art. 24, comma 1, dello stesso decreto): fatto, peraltro, non dedotto dalla ricorrente (sulla perentorietà del termine, anche in assenza di espressa previsione legislativa, ex plurimis: Cass. n.2787 del 2006; n.1915 del 2007; n. 20109 d