La possibilità di concedere contributi annui alle associazioni sportive affidatarie di impianti di proprietà comunale

Le disposizioni legislative vietano alle amministrazioni comunali di sponsorizzare o concedere contributi a terzi soggetti, ma con opportune eccezioni. A fronte delle possibilità di deroga previste dalla normativa, un Comune si interroga sulla possibilità e/o ammissibilità di soccorrere associazioni sportive dilettantistiche, anche se affidatarie di impianti sportivi comunali, mediante l’erogazione annuale di contributi in conto esercizio. La risposta al quesito è contenuta nella deliberazione n.133, depositata in data 04/12/22014, della Corte dei Conti, sezione regionale di controllo per le Marche.

LA NORMATIVA DI RIFERIMENTO
Il Collegio contabile evidenzia, preliminarmente, la normativa di riferimento coerente con la fattispecie descritta dal Comune istante, ed in particolare:

L’art. 4, comma 6, del DL 95/2012 prevede che: “… Gli enti di diritto privato …, che forniscono servizi a favore dell’amministrazione stessa, anche a titolo gratuito, non possono ricevere contributi a carico delle finanze pubbliche”, escludendo tuttavia dal divieto, tra le altre,  “… le associazioni sportive dilettantistiche di cui all’articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, n. 289”;

L’art. 90, comma 25, d.l. 95/2012, prevede che “nei casi in cui  l’ente  pubblico  territoriale non intenda gestire direttamente gli impianti sportivi,  la  gestione è affidata in via preferenziale a società e  associazioni  sportive dilettantistiche, enti di promozione  sportiva,  discipline  sportive associate e Federazioni sportive nazionali, sulla base di convenzioni che ne stabiliscono  i  criteri  d’uso  e  previa determinazione  di criteri  generali  e  obiettivi  per  l’individuazione  dei  soggetti affidatari. Le regioni disciplinano, con propria legge, le  modalità di affidamento.”

LE PRECEDENTI PRONUNCE DELLA MAGISTRATURA CONTABILE
Evidenzia il Collegio contabile, come sull’argomento della concessione di contributi, si sia già espressa la sezione regionale di controllo per la Lombardia (cfr deliberazione n.89/2013) la quale ha osservato che “il predetto divieto di erogazione di contributi ricomprende l’attività prestata dai soggetti di diritto privato menzionati dalla norma in favore dell’Amministrazione Pubblica quale beneficiaria diretta; risulta, invece, esclusa dal divieto di legge l’attività svolta in favore dei cittadini, id est della “comunità amministrata”, seppur quale esercizio – mediato – di finalità istituzionali dell’ente locale e dunque nell’interesse di quest’ultimo”.
Sempre la sezione di controllo della Lombardia (cfr. deliberazione n.6/2011) in merito alle limitazioni previste anche da altra normativa, aveva avuto modo di evidenziare come l’art. 6, comma 9, del decreto legge n. 78/2010 stabilisca, in merito al divieto di “sponsorizzazione”, che “La disposizione citata utilizza il termine “sponsorizzazioni” in senso a tecnico, risultando chiaro dal contesto normativo che è vietata qualsiasi forma di contribuzione intesa a valorizzare il nome o caratteristica del comune ovvero eventi di interesse per la collettività locale. Non rientra invece nella nozione di “sponsorizzazione” la spesa sostenuta dall’ente al fine di erogare o ampliare un servizio pubblico, costituendo in tal caso il contributo erogato a terzi una modalità di svolgimento del servizio. Nelle determinazioni che in tal caso gli enti dovranno assumere deve risultare nell’impianto motivazionale il fine pubblico perseguito e la rispondenza delle modalità in concreto adottate al raggiungimento della finalità sociale (cfr. in ogni caso delibera n 1075 del 23 12.2010)”.
Di medesimo avviso …

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