Corretta tenuta della contabilità e diritto alla detrazione IVA

Premessa

Ogni soggetto passivo deve tenere una contabilità che sia sufficientemente particolareggiata, così da consentire l’applicazione dell’IVA ed i relativi controlli da parte dell’Amministrazione finanziaria, ed è tenuto a presentare una dichiarazione1 nella quale devono figurare tutti i dati necessari ad accertare l’importo dell’imposta esigibile e quello delle detrazioni da operare. Il principio di neutralità fiscale esige che la detrazione dell’IVA a monte2 sia accordata se gli obblighi sostanziali siano soddisfatti, anche se “taluni obblighi formali” siano stati omessi dai soggetti passivi.

Qualora le violazioni formali3 siano di tale entità da impedire la realizzazione degli obiettivi – del pari perseguiti dall’Unione Europea – di assicurare l’esatta riscossione dell’imposta e di evitarne l’evasione si può imporre al soggetto passivo di osservare la totalità delle norme contabili nazionali, conformi ai principi comunitari, ai fini del corretto e legittimo esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA.

Regime della detrazione

Il meccanismo della detrazione dell’IVA permette, unitamente al sistema della rivalsa obbligatoria, di realizzare il c.d. “principio di neutralità dell’IVA“: solo il consumatore finale rimane effettivamente inciso dal tributo, mentre gli imprenditori e i professionisti rimangono neutrali, nonostante siano gli effettivi soggetti passivi del tributo.

La legge (comunitaria e nazionale) ha, però, individuato un ulteriore presupposto che condiziona la possibilità di detrarre l’IVA pagata sugli acquisiti: il possessodi un apposito documento, denominato generalmente “fattura4.

Tale documento deve contenere tutte le indicazioni elencate nell’art. 21 del Decreto IVA e soggiace all’obbligo di annotazione sugli appositi registri IVA.

La fatturazione assume un ruolo sostanziale nel complesso sistema dell’IVA. Infatti, mentre nelle operazioni di cessione di beni (o prestazioni di servizi), la fattura comporta il sorgere in capo al soggetto passivo di un debito nei confronti dell’Erario, nelle operazioni di acquisto di beni (o prestazioni di servizi), il documento de quo legittima il committente o cessionario ad effettuare la detrazione dell’IVA.

Gli articoli 23, 24 e 25, D.P.R. n. 633/1972 stabiliscono i criteri che devono essere seguiti ai fini della corretta registrazione delle fatture emesse e ricevute, a seguito dell’effettuazione di operazioni rilevanti ai fini IVA.

In particolare, l’annotazione deve essere fatta entro un determinato periodo di tempo, assegnando ad ogni singola fattura un numero progressivo.Il diritto del cessionario5 di beni alla detrazione di cui all’articolo 19 del D.P.R. n. 633/1972 trova titolo nell’esatto adempimento degli obblighi di fatturazione e di registrazione di cui agli articoli 21, 23, 24 e 25 del D.P.R. 600/726, secondo i quali il cedente deve emettere la fattura per l’operazione imponibile, annotarla nel registro delle fatture e trasmetterne copia, con addebito del tributo, al cessionario, il quale deve a sua volta annotarla nel registro degli acquisti. Ne discende che la detraibilità dell’imposta pagata per l’acquisizione di beni o servizi inerenti all’esercizio dell’impresa, “postula che il contribuente sia in possesso delle relative fatture, le annoti nell’apposito registro (art. 25), e conservi le une e l’altro”. Secondo la disciplina dell’IVA, la deducibilità dell’imposta pagata per l’acquisizione di beni o servizi inerenti all’esercizio dell’impresa, prevista dall’art. 19 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n.633, postula che il contribuente sia in possesso delle relative fatture, le annoti nell’apposito registro (art. 25), e conservi le une e l’altro, gravando su esso contribuente l’onere di produrre la documentazione contabile legittimante la detrazione (Cass. civ. Sez. V, 21-12-2005, n. 28333).

All’omessa tenuta di detto registro non può sopperirsi mediante l’annotazione in altri registri7 o su fogli mobili uso bollo, trattandosi di un obbligo…

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