La tassazione dei compensi erogati ad artisti stranieri

di Giovambattista Palumbo

Pubblicato il 3 novembre 2014

quali sono gli adempimenti fiscali (ai fini IVA e delle imposte dirette) che sono connessi al pagamento di artisti stranieri in tournee in Italia? Una guida per evitare il contenzioso

La fattispecie

Nell’ambito di attività di promozione ed organizzazione di spettacoli, esibizioni e tournees musicali, teatrali ed artistiche e di manifestazioni culturali, le società che si occupano degli eventi gestiscono e movimentano spesso rilevanti quantità di denaro, occupandosi, tra le altre cose, anche della corresponsione dei compensi ad artisti, magari anche di fama internazionale, che, come noto, percepiscono compensi molto elevati, laddove quanto incassato dalla vendita dei biglietti appartiene per contratto agli artisti.

Per quanto riguarda dunque i compensi corrisposti ai gruppi artistici stranieri che si esibiscono in Italia, le fatture devono essere emesse dal committente italiano, in quanto i prestatori residenti all’estero non sono tenuti al rispetto degli adempimenti formali previsti dalla legge Iva.

Le prestazioni di servizi effettuate nello Stato da soggetti residenti all’estero non identificati in Italia devono essere quindi documentate da un’autofattura, emessa entro lo stesso giorno del pagamento della prestazione.

Come poi espressamente previsto dall’art. 25 del DPR 600/73, su tali compensi, corrisposti agli artisti internazionali, la società committente deve versare le relative ritenute.

Occorre infatti rilevare come, a norma dell’articolo 25, comma I del D.p.R. 600/1973, “i soggetti indicati nel primo comma dell'art. 23, che corrispondono a soggetti residenti nel territorio dello Stato compensi comunque denominati, anche sotto forma di partecipazione agli utili, per prestazioni di lavoro autonomo, ancorché non esercitate abitualmente ovvero siano rese a terzi o nell'interesse di terzi o per l'assunzione di obblighi di fare, non fare o permettere devono operare all'atto del pagamento una ritenuta del 20 per cento a titolo di acconto dell'imposta sul reddito delle persone fisiche dovuta dai percipienti, con l'obbligo di rivalsa”.

Per altro verso, il successivo comma II del medesimo articolo dispone che “se i compensi e le altre somme di cui al comma precedente sono corrisposti a soggetti non residenti, deve essere operata una ritenuta a titolo d'imposta nella misura del 30 per cento, anche per le prestazioni effettuate nell'esercizio di imprese”.

La norma è fin troppo chiara e non lascia spazio ad interpretazioni alternative.

Pertanto il soggetto straniero che svolge attività artistiche nel nostro Paese, sia sotto forma individuale, sia tramite impresa (è la norma che lo dice), deve essere tassato in Italia, tramite ritenuta alla fonte, a meno che tale soggetto non abbia nel nostro territorio una stabile organizzazione; in quest'ultimo caso non si applicherà infatti la ritenuta alla fonte, ma dovrà essere direttamente la stabile organizzazione a dichiarare i propri redditi.

Tale impostazione trova del resto conferma sia nell’articolo 17 del Modello OCSE di Convenzione contro le doppie imposizioni, sia nella giurisprudenza (cfr. ex multis Corte di Cassazione, Sez. I, sentenza n. 4481 del 2 dicembre 1997) e sia nella prassi (cfr. Ris. 56/E del 2005 dell’Agenzia delle Entrate).

La tesi contraria a tale impostazione, secondo cui le ritenute non dovrebbero essere operate non trattandosi di compensi, ma di veri e propri ricavi ottenuti dalle imprese di produzione degli artisti stranieri, come tali non riconducibili alla fattispecie dell’art. 25 in questione, non è dunque percorribile.

Basti pensare infatti che, come sopra già visto, il comma II dell’art. 25 dispone espressamente che “se i compensi e le altre somme di cui al comma precedente sono corrisposti a soggetti non residenti, deve essere operata una ritenuta a titolo d'imposta nella misura del 30 per cento, anche per le prestazioni effettuate nell'esercizio di imprese”.

Quindi la tesi contraria all’obbligo della ritenuta viene espressamente smentita dal testo letterale della norma.



Tassazione dei compensi degli artisti non residenti secondo la normativa interna

In base all’art. 3 del Tuir, i soggetti non residenti sono tassati solamente sui redditi prodotti in Italia.

L’elenco di tali redditi è contenuto nel successivo articolo 23.

I soggetti non residenti, tuttavia, non sono tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi in Italia, in quanto è previsto che il sostituto d’imposta operi una ritenuta alla fonte a titolo d’imposta.

Infatti, l’art. 25, comma 2 del D.P.R. n. 600/1973 prevede l’applicazione di una ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 30%.

Alla luce delle considerazioni che precedono e con particolare riferimento al caso di specie, i compensi percepiti dall’artista a fronte delle prestazioni