La notifica al contribuente defunto: in quali casi è valida?

Dato normativo

L’articolo 65 del Dpr 29 settembre 1973, n. 600, prevede che “gli eredi rispondono in solido delle obbligazioni tributarie il cui presupposto si è verificato anteriormente alla morte del dante causa” (comma 1), che “gli eredi del contribuente devono comunicare all’ufficio delle imposte del domicilio fiscale del dante causa le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale” (comma 2), e che “la notifica degli atti intestati al dante causa può essere effettuata agli eredi impersonalmente e collettivamente nell’ultimo domicilio dello stesso ed è efficace nei confronti degli eredi che, almeno trenta giorni prima, non abbiano effettuato la comunicazione di cui al secondo comma” (comma 4). Quest’ultimo comma costituisce una norma derogatoria dell’efficacia temporale della comunicazione delle generalità e del domicilio fiscale degli eredi, nel senso che tale comunicazione, invece di produrre i suoi effetti fin dalla sua ricezione, inizia a produrli dopo trenta giorni.

Notifica nei confronti di un contribuente deceduto

L’articolo 65 del Dpr 600/1973 disciplina espressamente la sola 1ipotesi in cui la morte del soggetto passivo del rapporto giuridico tributario sia nota all’ufficio e la suddivide in due fattispecie.

  • Se la comunicazione2 del decesso è stata effettuata, gli atti impositivi relativi al de cuius devono essere notificati personalmente e nominativamente agli eredi nel domicilio fiscale comunicato da costoro

  • Se la comunicazione3 del decesso non viene resa (in violazione dell’onere previsto dall’articolo 65, comma 2, del Dpr 600/1973), la notifica degli atti intestati al dante causa (della cui morte l’ufficio è comunque a conoscenza) è validamente4 effettuata impersonalmente e collettivamente agli eredi nell’ultimo domicilio del defunto5.

L’Ufficio tributario non è a conoscenza della morte del contribuente

Questo articolato (e limitato) contenuto dell’articolo 65 non prevede l’ipotesi in cui l’ufficio non abbia alcuna conoscenza dell’esistenza di eredi e non potrebbe, di conseguenza, notificare loro nessun atto impositivo destinato al loro dante causa.Da ciò deriva l’inapplicabilità, in questo caso, dell’articolo 65 del Dpr 600/1973, con la conseguenza che gli atti intestati a un soggetto (che per l’ufficio è ancora in vita) deve essere non solo a lui intestato ma anche a lui notificato presso il domicilio fiscale. Nell’ipotesi in cui l’ufficio tributario non sia a conoscenza della morte del contribuente, perché gli eredi non hanno provveduto alla comunicazione prevista dal secondo comma dell’articolo 65 del Dpr n. 600 del 29 settembre 1973 e tale notizia non sia pervenuta aliunde all’ufficio6, quest’ultimo legittimamente notifica l’atto impositivo al contribuente defunto nel domicilio fiscale dello stesso. Nell’ipotesi in cui l’ufficio tributario non sia a conoscenza della morte del contribuente, perché gli eredi non hanno provveduto alla comunicazione prevista dal secondo comma dell’articolo 65 del Dpr n. 600 del 29 settembre 1973 e tale notizia non sia pervenuta aliunde all’ufficio, quest’ultimo legittimamente notifica l’atto impositivo al contribuente defunto nel domicilio fiscale dello stesso(.sentenza n. 16699 dell’ 8 agosto 2005 ).Soltanto quando sia noto il decesso del contribuente l’ufficio dovrà notificare l’atto impositivo agli eredi rispettando le disposizioni contenute nell’articolo 65 del Dpr 600/1973.

La notifica agli eredi collettivamente e impersonalmente

In tema di notifiche di atti tributari, l’art. 65 del d.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, prevede, come unico limite alla notifica collettiva e impersonale agli eredi del contribuente nell’ultimo domicilio dello stesso, il fatto che questi abbiano comunicato, almeno trenta giorni prima, le proprie generalità e il proprio domicilio fiscale, dovendosi pertanto ritenere che sia posto a carico degli eredi un onere di informazione che se non assolto dispensa gli uffici finanziari dalla ricerca specifica e…

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