L’evoluzione dei rapporti tra l’Italia e la Repubblica di San Marino: lo scambio di dati

Parleremo della gestione delle operazioni con San Marino nella nostra prossima videoconferenza di giovedì 30 ottobre
 
Si premette che lo scambio di informazioni fiscalmente rilevanti tra l’Italia e la Repubblica di San Marino, per lungo tempo, ha tratto legittimazione da una norma di origine pattizia, costituita da uno “Scambio di lettere” del 1997 tra il Segretario di Stato per le Finanze ed il Bilancio della Repubblica di San Marino e il Ministro delle Finanze della Repubblica Italiana. Il prefato accordo disciplina gli scambi informativi concernenti le sole relazioni commerciali tra identificati operatori dei due Paesi e, pertanto, non è utilizzabile allo scopo di ottenere dati non attinenti ad un rapporto economico di tale natura, quali, ad esempio, l’entità di investimenti o disponibilità finanziarie che una persona fisica italiana detiene a San Marino.
Nel corso del tempo, l’evoluzione normativa che ha interessato l’ordinamento della Repubblica del Titano – volta a garantire una maggiore trasparenza delle movimentazioni finanziarie sia con riguardo ai profili connessi alla prevenzione del sistema bancario a scopo di riciclaggio che con riferimento agli aspetti connessi ai fenomeni di evasione fiscale – ha consentito un adeguamento della legislazione italiana disciplinante, negli specifici settori in argomento, i rapporti di collaborazione tra i due Stati in questione.
In particolare:

con la Legge n. 88 del 19 luglio 2013, il Governo italiano ha ratificato la Convenzione (bilaterale) con la Repubblica di San Marino per evitare le doppie imposizioni1ed il relativo protocollo di modifica2,adeguati al modello di convenzione dell’OCSE.

Infatti, l’art. 26 prevede che:

le Autorità competenti degli Stati contraenti si scambieranno le informazioni verosimilmente pertinenti per l’amministrazione o l’applicazione delle leggi interne relative alle imposte di qualsiasi genere e denominazione prelevate per conto degli Stati contraenti, delle loro suddivisioni politiche o amministrative o dei loro enti locali, nella misura in cui la tassazione che tali leggi prevedono non è contraria alla Convenzione, nonché per prevenire l’elusione e l’evasione fiscale;

le informazioni ricevute da uno Stato contraente sono tenute segrete, analogamente alle informazioni ottenute in base alla legislazione interna di detto Stato e saranno comunicate soltanto alle persone od autorità (ivi inclusi l’autorità giudiziaria e gli organi amministrativi) incaricate dell’accertamento o della riscossione delle imposte, delle procedure o dei procedimenti concernenti tali imposte, delle decisioni di ricorsi presentati per tali imposte, o del controllo delle attività precedenti. Le persone o autorità sopra citate utilizzeranno tali informazioni soltanto per questi fini. Esse potranno servirsi di queste informazioni nel corso di udienze pubbliche o nei giudizi;

se le informazioni sono richieste da uno Stato contraente in conformità al citato art. 26 della Convenzione, l’altro Stato contraente utilizzerà i poteri di cui esso dispone per raccogliere le informazioni richieste, anche qualora le stesse non siano rilevanti per i fini fiscali interni di detto altro Stato. L’obbligo di cui al periodo che precede è soggetto alle limitazioni previste dal paragrafo 3, ma tali limitazioni non possono essere in nessun caso interpretate nel senso di permettere ad uno Stato contraente di rifiutarsi di fornire informazioni solo perché lo stesso non ne ha un interesse ai propri fini fiscali;

uno Stato contraente non può rifiutarsi di fornire le informazioni richieste solo in quanto le stesse sono detenute da una banca, da un’altra istituzione finanziaria, da un mandatario o una persona che opera in qualità di agente o fiduciario o perché dette informazioni si …

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