La rappresentanza del contribuente in fase di accertamento con adesione

Con la sentenza n. 16222 del 16 luglio 2014 (ud .16 maggio 2014) la Corte di Cassazione interviene sulla problematica della rappresentanza del contribuente in sede di adesione.

Il fatto
I contribuenti propongono ricorso per cassazione, nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, avverso la sentenza della C.T.R. del Piemonte, con la quale, decidendo in relazione alle maggiori imposte iscritte a ruolo emesse a seguito di accertamenti con adesione, ai sensi del D.Lgs. n. 218 del 1997 (definiti dai contribuenti tramite loro procuratore, senza tuttavia successivo versamento integrale delle imposte dovute), sono state confermate le sentenze della C.T.P. di Torino, che avevano respinto i ricorsi dei contribuenti.
In particolare, i giudici d’appello hanno sostenuto che era pienamente regolare l’adesione, ai sensi del D.Lgs. n. 218 del 1997, agli accertamenti fiscali operata dal contribuente, tramite un proprio delegato “iscritto ad albo professionale”, ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 63, pur se non in uno degli albi previsti dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 12, (adesione, tuttavia, non positivamente conclusasi con l’integrale versamento delle imposte dovute), e che, oltretutto, detti avvisi di accertamento non erano stati comunque impugnati nel termine di legge, con conseguente loro definitività e legittimità delle cartelle esattoriali, involgenti mera liquidazione del debito tributario.

La sentenza
La sentenza prende le mosse dal dettato normativo di riferimento, D.P.R. n. 600 del 1973, art. 63, cc. 1 e 2, nel testo vigente (dall’1 gennaio 2001) ratione temporis, secondo cui: “Presso gli uffici finanziari il contribuente può farsi rappresentare da un procuratore generale o speciale, salvo quanto stabilito nel comma 4. La procura speciale deve essere conferita per iscritto con firma autenticata. L’autenticazione non è necessaria quando la procura e conferita al coniuge o a parenti e affini entro il quarto grado o a propri dipendenti da persone giuridiche. Quando la procura è conferita a persone iscritte in albi professionali o nell’elenco previsto dal comma 3 è data facoltà agli stessi rappresentanti di autenticare la sottoscrizione…”.
Nel 2005 il legislatore ha modificato il disposto normativo, estendendo la facoltà di autenticazione della sottoscrizione anche “ai soggetti indicati nel D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 545, art. 4, comma 1, lett. e), f) ed i)”, vale a dire: “e) coloro che, in possesso del titolo di studio ed in qualità di ragionieri o periti commerciali, hanno svolto per almeno dieci anni, alle dipendenze di terzi, attività nelle materie tributarie ed amministrativo-contabili; f) coloro che sono iscritti nel ruolo o nel registro dei revisori ufficiali dei conti o dei revisori contabili, ed hanno svolto almeno cinque anni di attività; … i) coloro che hanno conseguito da almeno due anni il diploma di laurea in giurisprudenza o in economia e commercio”.
La Corte richiama un proprio precedente (Cass. 12154/1993) che aveva precisato che “per il disposto del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 63, dettato con riferimento alla materia dei tributi erariali diretti, ma di applicazione generale nel settore del diritto tributario, l’attività extraprocessuale di rappresentanza e di assistenza del contribuente davanti agli uffici finanziari è liberamente esercitabile, senza necessità di una qualificazione professionale, in guisa che deve ammettersi la normale retribuibilità dell’attività anzidetta prestata per incarico del contribuente, indipendentemente dalla iscrizione in un albo professionale”.
Preso atto che per la fase stragiudiziale del rapporto tra contribuente ed amministrazione finanziaria, non è richiesta una specifica competenza in ambito tributario, non è consentita l’interpretazione restrittiva suggerita dal contribuente, volta a richiedere, per il delegato del …

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